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Un ricordo personale: Mandela verso la liberazione

Un ricordo personale di Marcella Emiliani, docente di Storia ed Istituzioni del Medio Oriente presso l'Università di Bologna e Forlì: ero a Città del Capo il 9 febbraio del 1990, insieme ad altre migliaia di giornalisti di tutto il mondo perché il presidente del Sud Africa Frederik de Klerk aveva annunciato il 2 di febbraio la fine dell'aparrtheid, ovvero la fine di quella segregazione razziale che aveva prevalso, ufficialmente dal 1948, in realtà da tre secoli.
Sì le parole erano belle epocali ma quello che noi tutti aspettavamo come prova che l’apartheid fosse stata davvero abolita era la liberazione di Nelson Mandela. Passavano i giorni e non arrivava la notizia.
Il 9 di febbraio invece cominciò a circolare nei bar, tra la gente, una foto di Mandela invecchiato. Era dal ‘62 quando era entrato in prigione che nessuno aveva più visto la sua faccia. L’emozione per tutti fu molto forte. Tutti però capimmo che a quel punto la liberazione era imminente e infatti arrivò due giorni dopo, l’11 febbraio.
Mandela e stato uno dei più grandi statisti che siano esistiti, e non solo nel diciannovesimo secolo, è l’uomo nero, che ha permesso che, alla fine dell’apartheid, il Sud Africa non precipitasse in un bagno di sangue ma arrivasse ad una pace con i bianchi.


 

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