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Piero Gobetti: il profeta disarmato

Liberale eretico, attento conoscitore del marxismo, Piero Gobetti (Torino, 1901 - Parigi, 1926) seppe coniugare in modo inedito quest’ultimo con le sue profonde convinzioni liberali, nella consapevolezza che non può esistere un socialismo senza libertà, né un liberalismo senza giustizia.


Studente universitario di straordinaria intelligenza, estimatore di intellettuali come Salvemini, Fortunato, Prezzolini e Gramsci, Gobetti si avvicinò al proletariato torinese, divenendo attivo antifascista.


Fu più volte arrestato nel 1923-24 dalla polizia fascista e la sua rivista, Rivoluzione Liberale, ripetutamente sequestrata. Nel settembre del 1925 venne duramente picchiato e lasciato esanime sulla porta della sua casa, a Torino, con gravi ferite invalidanti.

Costretto a espatriare in Francia, mai più riavutosi dalle ferite, morì esule a Parigi nel febbraio del 1926, non ancora venticinquenne.


Il filmato ripercorre la vita e il pensiero di un uomo che è rimasto simbolo del liberalismo progressista ed espressione di una rara forza morale e intellettuale.

L’analisi del fascismo come sintesi e retaggio secolare di malattie tipicamente italiane, quali "retorica, cortigianeria, demagogismo, trasformismo, corruzione oligarchica, accomodantismo", rimane una delle più lucide e lungimiranti: a chi considerava il fascismo un incidente di percorso rispondeva affermando che non sarebbe durato meno di vent’anni.

Del fascismo, in cui vedeva una fatale continuità con la storia italiana, denunciò il vuoto ideale e la rozzezza culturale.


“La storia – scrisse – è infallibile nel vendicare gli esuli, i profeti disarmati, le vittime delle allucinazioni collettive”.

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