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Palmiro Togliatti, un eroe prudente

Il leader storico del comunismo italiano Palmiro Togliatti, prudente nelle svolte che dà al partito che guida per quasi quarant’anni - dal 1926 al 1964 – senza mai troppo allontanarsi dalla politica del Cremlino; prudente -nei tre anni di governi CLN (1944-1947), in cui ricopre incarichi ministeriali - nella pregiudiziale monarchica, nell’epurazione post fascista e nel voto dell’articolo 7 – che mantiene i Patti Lateranensi nella Costituzione della Repubblica Italiana; prudente nel guidare il dialogo con le forze avversarie, specialmente con l’altro partito-chiesa, la Democrazia Cristiana di De Gasperi. Prudente nel non condannare i crimini staliniani del Grande Terrore del 1937/38 e l’invasione sovietica in Ungheria nell’autunno 1956.

Ma anche un eroe dei suoi tempi, capace di coraggiose imprese personali: vive esiliato dall’Italia per 18 anni - tra Mosca, Parigi, la Svizzera e la Spagna – preparandosi alla fine del fascismo per contribuire a fare dell’Italia un paese democratico, mentre trasforma il Partito comunista (che nasce “d’Italia”, per diventare “Italiano” in clandestinità) da un organo sorretto da poche migliaia di tesserati del 1943 –ultimo anno di clandestinità - ai due milioni del 1946. 

Nella sua vita privata, regge le critiche di una società e del partito ancora molto conservatori, per la sua relazione, con la giovane deputata Nilde Jotti, e la scelta di formare con lei un nucleo familiare insieme alla figlia adottiva Marisa. 

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