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Marcella Emiliani spiega il processo ad Eichmann

Il processo ad Eichman è stato un momento altissimamente drammatico per Israele. Per la prima volta gli ebrei si trovano in un’aula di tribunale, nello stato degli ebrei, voluto per gli ebrei, di fronte ad uno degli aguzzini della Shoah. Ma la cosa più importante, quello su cui non si insiste tanto, è che il processo rappresenta per gli ebrei un momento di confronto con sè stessi e con i loro rapporti con i sopravvissuti della shoah. Infatti, vengono chiamati a testimoniare le vittime di Eichman, persone che svengono i aula mentre il tutto viene ripreso dalla televisione. Un’intera nazione viene coinvolta in questo show down. Quello che spesso non si sa o non si dice, è che i sopravvissuti dell’olocausto vivevano male, a disagio anche all’interno del loro paese. Si coprivano con la camicia i numeri impressi a fuoco sulle braccia, nei campi di concentramento. Si sentivano “ebrei sconfitti” a fronte degli israeliani che erano invece “ebrei vincenti”. Queste anime così diverse che avevano vissuto la shoah in maniera tanto diversa riescono ad esprimere per la prima volta dal 48, in un’aula di tribunale, un vero spirito nazionale. Basta leggere il libro di Anna Arendt “La banalità del male” per rendersi conto di cosa questo processo abbia significato per Israele.
 

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