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Lorenzo Milani, vita di un prete scomodo

Due documentari, uno del 1986 e l’altro del 1994, raccontano Don Lorenzo Milani. Attraverso numerose testimonianze di insegnati, ex allievi e del cardinale Piovanelli, suo compagno di studi, si ricostruisce la vicenda umana e intellettuale di questo prete colto e in certa misura scomodo, sia per la sua coerenza evangelica sia per le sue teorie pedagogiche rivoluzionarie. Nato in una famiglia della ricca e colta borghesia ebraica, Lorenzo Milani entra in seminario a vent’anni, nel 1943. Ordinato sacerdote quattro anni dopo, diviene cappellano a San Donato di Calenzano, dove fonda una scuola serale che gli procurerà la diffidenza e l’ostilità dei benpensanti, e quindi il trasferimento nella piccolissima Barbiana, dove allestirà la storica scuola per i ragazzi del posto. L’esperienza è del tutto inedita. Come raccontano i suoi allievi, a Barbiana si imparava di tutto, da come inviare un telegramma a come leggere uno spartito musicale. Tutto in funzione di un’istanza didattica tesa a sviluppare il senso critico e ad affrancare gli studenti dalla loro condizione di subalternità sociale e culturale attraverso la parola, in cui Don Milani aveva individuato lo strumento principale di emancipazione e di crescita intellettuale. Delle sue opere ricordiamo Esperienze pastorali, che nel 1958 venne ritirata dal commercio su richiesta del S.Uffizio, e, frutto di un lavoro di scrittura collettiva realizzato con i suoi allievi, Lettera a una professoressa, testo che è divenuto ormai una pietra miliare nella storia della pedagogia.

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