Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

La shoah e gli italiani

Gli “italiani, brava gente” capaci di aiutare gli ebrei persino all’interno dei campi di concentramento, come nel caso del lavoratore che salvò la vita a Primo Levi ad Auschwitz, e gli italiani autori delle persecuzioni, quelli delle Leggi Razziali fin dal 1938. Buoni o cattivi davanti alle persecuzioni?

Una domanda alla quale, nel Giorno della Memoria, risponde il professor Carlo Greppi. 

Davanti all’escalation di violenza e delle persecuzioni – dice il professor Greppi – sicuramente ci sono molte differenze tra città e campagne, dove prevale una cultura contadina dell’accoglienza e del soccorso”.

Ad aprire la puntata, la storia di un caso emblematico, quello degli ebrei della Croazia occupata dalle forze dell’Asse: Mussolini risponde sì alla richiesta tedesca di consegnarli, ma le autorità militari italiane fanno di tutto per cercare di non obbedire. Un caso analogo a quanto accade durante l’occupazione italiana della Francia, un atteggiamento del quale si lamenta persino il ministro degli Esteri nazista Von Ribbentrop.

Ma poi arriva il 1943, l’anno dello spartiacque. Rastrellamenti e deportazioni di migliaia di persone sono quasi quotidiani. Ma c’è chi continua a opporsi, a cercare di fare qualcosa per salvare gli ebrei: sono semplici cittadini, sacerdoti, pesino interi paesi come Nonantola, in provincia di Modena. Eppure, conclude Greppi: “Come popolo potevamo fare di più? Non abbiamo fatto abbastanza… Per colpa dei nostri antenati sono morte oltre settemila persone…”.

La Shoah e gli italiani
Carlo Greppi
di Massimo Gamba

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo