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La nuova rasatura

Se la barba l'onor del mento è uno dei segni di genere più caratteristici e se d'altra parte per buona parte dell'età contemporanea l'uomo “ordinato” è stato quello completamente o almeno in parte rasato, il “farsi la barba” al mattino è un rito proprio del maschio una volta superata la pubertà, non a caso è una delle tradizioni che più tipicamente i padri trasmettono ai figli. Ma il modo, le tecniche dello sbarbarsi sono cambiati notevolmente nel corso del Novecento, soprattutto negli anni Cinquanta.

Le innovazioni riguardano sia lo strumento principale, il rasoio, sia anche aspetti accessori ma importantissimi come gli emollienti indispensabili ad ammorbidire la pelle e quindi a evitare che il rasarsi diventi una tortura oltre a perdere in efficacia. Il rasoio: due le innovazioni, parallele e che continueranno a lungo a farsi concorrenza. Da una parte c'è il rasoio di sicurezza, con la lametta inserita nella testina: che aveva cominciato a diffondersi già durante il fascismo (anche se i maschissimi nazi-fascisti non lo tenevano in gran conto: “gli americani non sanno costruire armi solo lamette da barba” disse una volta Goering, e quanto si sbagliava), ma che dopo la guerra divenne il rasoio manuale, accantonando quasi del tutto il rasoio a mano libera, e rendendo obsoleta non solo nelle città anche l'abitudine che aveva resistito a lungo nel sud di farsi sbarbare tutte le mattine dal professionista, cioè dal barbiere. I vantaggi sono evidenti: prima di tutto appunto la sicurezza, per quanto sia affilata la lametta non è comunque un'arma; e poi il fatto che la lametta, da buttar via quando comincia a perdere il filo (o quando arrugginisce, le lamette fino agli anni Sessanta inoltrate non sono inossidabili), non necessita come la lama del rasoio a mano libera di una continua manutenzione. Negli anni Cinquanta inoltre arriva anche il rasoio regolabile, che permette di calibrare l'azione in relazione al tipo di barba, un oggetto ancora abbastanza raro e prezioso a metà del decennio da essere considerato un possibile regalo di Natale.

Dall'altra parte c'è il rasoio elettrico. La produzione comincia nei primi anni Trenta negli USA  subito prima della guerra in Europa. In Italia arriva anche quello negli anni Cinquanta. Si tratta di un oggetto costoso , che suscita insieme curiosità e diffidenza. Curiosità, perché si presenta come un deciso passo in avanti tecnologico: applicare a una parte delicata del corpo l'energia elettrica, e l'azione di una macchina, e perché si presenta come una semplificazione: la barba può essre “fatta” senza bisogno di tutto il rito che accompagna la rasatura a mano, e infatti la pubblicità insisterà molto sulla possibilità di uso in qualunque situazione; diffidenza, perché nel campo della rasatura resterà a lungo, e resta ancora, un certo tradizionalismo, perché il rito è duro a morire.

Del resto questa “doppia via”, a mano ed elettrico, resiste tuttora, anche perché col tempo l'evoluzione della rasatura manuale è stata considerevole, da un lato il passaggio all'acciaio inossidabile e poi alla multilama sempre più delicata, dall'altra il rasoio usa e getta; mentre il rasoio elettrico ha finito con l'accompagnarsi con sistemi sempre più articolati di taglio oltre che della barba anche dei capelli.

Parallelamente, sono arrivate, soprattutto negli anni Sessanta, le schiume da barba, che rendono la preparazione della rasatura molto più rapida. Eppure il pennello resiste ancora, sorprendentemente anche tra i giovani. A ricordarci che in poche cose gli uomini sono tradizionalisti come nella cura della barba. Del resto negli anni Cinquanta negli USA fu promossa un'indagine di marketing che chiedeva ai maschi come definissero l'attività quotidiana dello sbarbarsi, e la grande maggioranza usò espressioni come “noiosa”, “un fastidio”, e simili. Di fronte all'ipotesi di un prodotto che eliminasse “del tutto” il problema una maggioranza ancor più schiacciante rifiutò radicalmente l'idea. Una seccatura a cui non sappiamo rinunciare.

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