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La mostra sugli Internati Militari Italiani

 La mostra sugli Internati Militari Italiani

Seconda Guerra Mondiale. L’8 settembre 1943 l’annuncio dell’Armistizio lascia senza istruzioni i militari italiani che dal 10 giugno 1940 combattono al
fianco dei tedeschi sui fronti di guerra in Francia meridionale, Grecia, Russia, Balcani, ma anche in Italia. I soldati del Regio esercito si ritrovano allo sbando, oltre un milione vengono disarmati dai tedeschi, più di 800.000 sono fatti prigionieri e sottoposti a pressanti richieste di collaborazione, prima con la Wehrmact poi con la Repubblica di Salò. La maggior parte di loro, oltre 650.000, oppone un “NO!” netto in seguito al quale vengono avviati verso i lager del Terzo Reich dove, pur essendo prigionieri di guerra, acquisiscono lo status di IMI - Internati Militari Italiani, voluto da Hitler e Mussolini per eludere la tutela delle convenzioni internazionali e giustificare il fatto che gli italiani fossero prigionieri dell’alleato tedesco.
L’obiettivo dei nazisti è il loro sfruttamento come forza lavoro. Nei lager gli IMI conducono una vita durissima a causa della fame, del freddo, del lavoro coatto, delle pessime condizioni igieniche, della mancanza di aiuti e di assistenza sanitaria. La liberazione da Polonia e Germania, ma anche da Francia, Balcani e, con molto ritardo, dalla Russia avviene tra gennaio e autunno 1945, con scarsi solleciti delle nostre autorità. Di quegli oltre 650mila militari italiani, circa 50mila hanno perso la vita in prigionia per malattie e stenti o assassinati. Nell'Italia del Dopoguerra la loro tragica vicenda è dimenticata. Solo nel 2006 la Repubblica italiana ha concesso la Medaglia d’Onore ai militari e civili deportati e internati nei lager nazisti o ai loro eredi.

Ora la mostra Italia-Germania: insieme per una politica della memoria”, allestita dall’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari) prima a Berlino e ora a Roma, presso la propria sede di via Labicana 15/A, intende contribuire a una comune memoria. L’esposizione, curata da Luciano Zani, raccoglie reperti originali provenienti dai campi e documenti inediti ritrovati presso l’Archivio Storico del Ministero degli Esteri. L’ingresso in via Labicana dà accesso a sei sale espositive, cui si aggiungono la sala conferenze e il “cortile
della memoria”. Un polo culturale e uno spazio-laboratorio aperto in particolare a giovani e operatori della scuola per visite guidate, seminari, etc.

La mostra sarà aperta dal prossimo mercoledì 21 febbraio 2017, ore 17, fino al 6 marzo, ingresso libero su prenotazione, orario lunedì-venerdì 10-16. Per informazioni: tel. 06/7004253.

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