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La morte di Guido Rossa

Il sindacalista Guido Rossa, operaio all’Italsider di Genova, viene ucciso nella sua macchina da un commando delle Brigate Rosse. E’ la prima volta che le BR uccidono un sindacalista e un militante del Partito Comunista. Pochi mesi prima, Rossa ha notato l’operaio brigatista Francesco Berardi, intento a nascondere volantini dietro un distributore delle bevande, in azienda. La denuncia e la testimonianza del sindacalista sono decisive per la condanna di Berardi, ma decretano la sua condanna a morte. Ai suoi funerali, con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, partecipano circa 250.000 persone… Fu un episodio esemplare per aiutarci a penetrare oggi nell’universo morale e ideologico dei brigatisti: avevano cominciato attribuendosi una delega in bianco per esercitare la violenza in nome del movimento operaio; avevano continuato diventando un piccolo Stato che si definiva come un piccolo apparato della forza in una logica speculare e simmetrica a quella dell’avversario che volevano combattere; finirono interiorizzando molti dei comportamenti e delle caratteristiche dei loro nemici. Nella sua ultima fase, infatti, il terrorismo italiano si definì soltanto attraverso i messaggi di morte che il suo apparato militare era in grado di inviare. Gli omicidi simbolici, gli slogan cupi e mortiferi come “colpirne uno per educarne cento”, ripristinavano quella valenza pedagogica e normativa attribuita all’annientamento fisico degli avversari che nel corso della guerra civile era appartenuta all’universo morale e politico del fascismo di Salò. Partiti dalla Resistenza, i terroristi approdarono ad esiti incompatibili con quell’esperienza; alla fine, i cartelli posti al collo delle vittime, le rappresaglie contro i familiari di chi aveva tradito, i processi e le esecuzioni sommarie degli ostaggi furono modalità operative in grado di fornire indizi illuminanti sullo stesso retroterra esistenziale di quelli che scelsero la lotta armata. Quei bersagli, quegli uomini da gambizzare, ferire, uccidere, all’inizio servivano per reclutare seguaci, fare propaganda, testimoniare di volta in volta la propria presenza in una fabbrica, in un quartiere, in una scuola; in seguito solo per garantire la sopravvivenza dell’organizzazione, punire i traditori, testimoni che denunciavano i terroristi, terroristi che abbandonavano la lotta armata; negli ultimi tempi si trattò semplicemente di vittime scelte a caso, sulle quali scaricare un surplus di ferocia drammaticamente fine a se stessa.

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