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"J`accuse"

L’articolo, dal titolo celeberrimo, J’accuse con cui Emile Zola denunciava lo scandalo del processo Dreyfus (un caso clamoroso di condanna di un innocente in base a indizi inconsistenti e a prove costruite su un pregiudizio ideologico) è stato sempre citato come esempio del potere della libera stampa e del ruolo di coloro che proprio da allora si cominciarono a chiamare “gli intellettuali” (termine che prima non esisteva). Va detto tuttavia che quell’articolo (uscito il 13 gennaio 1898) fu decisivo per sollevare il caso, ma non bastò a risolverlo. D. ebbe confermata la condanna e lo stesso Zola fu condannato per diffamazione. Per tirare fuori di galera l’innocente ci volle una decisione politica, una grazia presidenziale, e solo nel 1906 – otto anni dopo l’articolo di Zola (che nel frattempo era morto) e dodici dopo la condanna, si arrivò a una sentenza che riabilitava il condannato. Non dobbiamo poi dimenticare che, se ci fu una forte mobilitazione intellettuale pro-Dreyfus, ce ne fu una contraria di altri intellettuali colpevolisti: e lo erano per motivi politici, a dispetto di tutte le evidenze. Insomma, quello che l’affaire Dreyfus (o Dreyfus-Zola) ci insegna è come possa essere stravolta la giustizia quando, anziché giudicare in base alle prove e al merito della questione, si giudica in base a partiti presi e a logiche di schieramento, quando la difesa dell’istituzione, in quel caso l’istituzione militare, diventa più importante della verità.
 

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