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Italiani - Susanna: Non dimenticare che sei una Agnelli

Ha portato Telethon in Italia nel 1990. È stata infermiera volontaria sulle navi ospedale della Croce Rossa durante la guerra, quando aveva solo 18 anni.

Ha scritto libri di successo. È stata sindaco, deputato, europarlamentare, senatore della Repubblica.

È stata il primo ministro degli Esteri donna.  Eppure ancora per molti è la “sorella di Gianni”.


Susanna Agnelli ha un destino segnato: quello della fabbrica del nonno, la più grande industria di automobili d’Italia. Ma non potrà mai esserne a capo e lo sa. Non c’è posto per le donne al vertice della Fiat.


“Non dimenticare d’essere una Agnelli” le dice Miss Parker, la severa istitutrice inglese. Una frase che diventa la chiave della sua esistenza. Sa che cosa significa appartenere a una famiglia che decide le sorti di ogni suo componente come una vera e propria dinastia reale. E si muove a modo suo, spinta dall’irrequietezza, dal caso, dall’intelligenza, dalle passioni.


Scrive Vestivamo alla marinara, il racconto della sua infanzia e della sua giovinezza: dalla nascita a Torino, nel 1922, al matrimonio con Urbano Rattazzi nel 1945. 23 anni che coincidono con l'ascesa e la caduta di Mussolini. “È la storia di una ragazza e del suo nome”, lo definisce Cesare Garboli che ne cura l'edizione.


Si innamora dell’Argentario e ne diventa sindaco per 10 anni, dal 1974 al 1984. Dieci anni di battaglie per fermare la speculazione edilizia, gli incendi che divorano i boschi, l’inquinamento della costa e del mare.


Di quell'esperienza scrive in Addio, addio, mio ultimo amore che esce nel 1985.


Sceglie un piccolo partito a vocazione laica: i repubblicani di Ugo La Malfa. Un partito dai piccoli numeri, ma con una storia nobile. Il segretario vuole il fratello Gianni alle politiche del 1976: Gianni rifiuta, Susanna accetta.

È prima in lista ed entra alla Camera. È il primo passo di una carriera politica che la porterà a diventare ministro degli Esteri nel 1995 con il governo Dini. La prima donna a capo della diplomazia nella storia della Repubblica.
Quando Susanna esce dalla politica nel 1996, lascia con rammarico, ma senza ripensamenti, il suo incarico.

Ha ancora molte cose da fare, il suo carattere irrequieto non le permette soste. Fonda Il Faro, un centro che forma i giovani, soprattutto immigrati, al lavoro. Si dedica alla famiglia, ai suoi sei figli e ai 12 nipoti, prende parte alle decisioni dell'impresa dopo la morte dell'amatissimo fratello Gianni nel 2003 e di Umberto, nel 2004. Con i fondi raccolti attraverso Telethon, vengono aperti tre centri d'eccellenza per la ricerca sulle malattie genetiche rare. La morte sembra coglierla per caso, quasi in azione, nel 2009. Fa in tempo a esprimere un desiderio: tornare all'Argentario, dove le sue ceneri, ora, riposano in mare.


Di lei raccontano Thea Scognamiglio, sua nipote, Carlo Scognamiglio, presidente del Senato tra il 1994 e il 1996, Giorgio La Malfa, segretario del Partito Repubblicano dal 1987 al 2001, Ilaria Borletti Buitoni, sua amica dai tempi della prima campagna elettorale del 1976, attuale sottosegretario al Ministero dei Beni Artistici e Culturali, Pasquale Terracciano, ambasciatore d’Italia per il Regno Unito, suo stretto collaboratore alla Farnesina.

Di Giovanna Massimetti
 

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