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Italiani: “Sorelle Fontana: una questione di stile”

E’ il 28 gennaio 1949, Linda Christian  e Tyron Power si preparano al loro grande ingresso nella Basilica di Santa Francesca Romana. Accanto a Linda, emozionatissima, c’è Micol Fontana, vigile e attenta che lo strascico di sette metri  non intralci il fatidico sì. L’abito di raso bianco, avvolto in una soffice nuvola di velo è infatti una creazione firmata  Sorelle Fontana, la casa d’alta moda romana fondata sul finire degli anni ‘30 da Zoe, Micol e Giovanna Fontana.

Con il matrimonio tra Tyrone Power e Linda Christian la notorietà  del marchio Sorelle Fontana arriva oltre l’Atlantico e grazie al successo mondiale, all’atelier non tardano ad arrivare incarichi importanti: nel 1955 le Sorelle Fontana creano l’abito da sposa per la Principessa Maria Pia di Savoia, figlia di Umberto II, nel 1956 per Margaret Truman, figlia del Presidente degli Stati Uniti Henry Truman. La popolarità del marchio è tale che spesso le sorelle vengono invitate  negli States,  per presentare le nuove collezioni. A tessere e mantenere i legami con l’altra sponda dell’oceano è Micol che sorvolerà l’Atlantico centinaia di volte in tutto il corso della sua vita. Negli anni ’50 l’atelier Fontana trova terreno fertile nella Roma della celluloide, sono quelli infatti gli anni della Hollywood sul Tevere e  i veri ambasciatori di modernità sono le star americane  che dettano stili e costumi nella realtà di ogni giorno, con i loro amori, le loro follie e soprattutto i loro vestiti. Le sorelle Fontana si danno subito da fare e entrano in  competizione con nuove collezioni di successo. Musa dell’atelier Sorelle Fontana è Ava Gardner, sulla quale verrà modellato, nel 1956, il famoso abito chiamato “pretino” che appartiene alla collezione “linea cardinale: un abito di chiara ispirazione clericale che desta scalpore. Il figurino dell’abito è stato disegnato da un giovanissimo Renato Balestra che, delle Sorelle Fontana ricorda: “io cominciato a  disegnare per loro  [..] e in via di San Sebastianello hanno trovato un ufficetto per me…c'erano le tre sorelle e che dirigevano le case di moda con un pugno di ferro in guanto di velluto erano molto attente e consce del loro  prestigio perche […] erano tra le case più famose direi del mondo”. Ava Gardner, è così entusiasta delle creazioni Sorelle Fontana che impone alle major americane la clausola che tutti i suoi abiti di scena debbano  essere ideati e confezionati dall’atelier romano. Sarà cosi per il film La Bibbia di John Huston  e per L’ultima spiaggia di Stanley Kramer. Portano l’etichetta “Fontana” anche gli abiti che Ava Gardner indossa sul set de “La contessa Scalza” del 1954 per la regia di Joseph Mankiewicz.  Così come afferma Roberta Fontana, figlia di Giovanna: “Zia Micol ha sempre tenuto molto, ma anche le altre due sorelle, a reputarsi sarte più che creatrici perché sarte è un qualcosa di più vero di più importante.” Per questo motivo, Zoe, Micol e Giovanna negli anni ’60 fanno una scelta democratica: difendono il diritto all’eleganza anche per le donne appartenenti alla fascia media della società e decidono di dedicarsi all’alta moda pronta e nel 1966, inaugurano lo stabilimento Sorelle Fontana a Cecchina, vicino Roma. Prima della sua morte, nel 2015, Micol da vita alla Fondazione “Micol Fontana”, che ha lo scopo di conservare e diffondere l’intero patrimonio culturale e artigianale della casa di alta moda alle giovani generazioni.

Oltre a Renato Balestra (stilista) e Roberta Fontana (figlia di Giovanna Fontana), la puntata si avvale delle testimonianze di: Bonizza Giordani Aragno (docente di storia del costume,  presso l’Accademia di Costume e Moda), Luisella Fontana (nuora di Giovanna), Giulia Santi (giovane fashion designer), Marina Como (giornalista) e Luisida Caligaris Papa (direttrice attività didattiche Fondazione “Micol Fontana”).

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