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In morte di un archeologo

IN MORTE DI UN ARCHEOLOGO
Winckelmann, Trieste e il riscatto di una città

un programma di Piero Pieri e Paola Bonifacio

E’ l’8 giugno 1768 quando Johann Joachim Winckelmann muore assassinato in una stanza della Locanda Grande in Piazza San Pietro a Trieste. Lo studioso di chiara fama, Prefetto delle Antichità del Vaticano, ideatore della scienza archeologica e della moderna storia dell’arte, si trova nella città adriatica di ritorno da un viaggio nella nativa Germania.
Ricevuto alla Corte di Vienna pochi giorni prima, Winckelmann aveva incontrato il Consigliere Aulico von Kaunitz e l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria.
L’assassino, Francesco Arcangeli, viene rapidamente catturato, processato e giustiziato pubblicamente solo qualche giorno dopo l’omicidio.

Gli atti del processo, conservati negli archivi dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, rivelano in tutti i dettagli la modernità dell’approccio alle indagini e dello stesso iter processuale, ma lasciano tuttavia molti dubbi sul reale movente di quel sanguinoso crimine.
Qualche decennio più tardi, nei primi anni del XIX secolo, il notabile triestino Domenico Rossetti idea e progetta un monumento – o meglio un cenotafio – alla memoria di Winckelmann, perseguendo in questo modo l’intenzione di lavare l’onta del delitto che adombra Trieste ma, soprattutto, per elevare simbolicamente la città, in piena espansione economica, ad una nuova e più profonda consapevolezza civile e culturale.
Il racconto filmico affronta le ultime ore di Winckelmann che si avvia all’incontro con la morte, indagandone le strane e misteriose circostanze e proponendo nuovi scenari sulle motivazioni.
Una figura in abiti settecenteschi dà corpo all’archeologo tedesco interpretato da Adriano Giraldi con sorprendene simiglianza. Winckelmann si aggira nella Trieste contemporanea, scoprendo realizzati nel profilio della città i suoi studi sull’antico ed è lui stesso a raccontare i dettagli del delitto del quale fu vittima.
Avvalendosi di testimonianze illuminanti e autorevoli, il documentario descrive gli aspetti legati all’estetica del Neoclassico che il ricco ceto mercantile triestino scelse a propria rappresentazione.

Con largo respiro narrativo il programma chiude quindi un cerchio intorno alla figura di Domenico Rossetti, autentico benefattore della città, “uomo nuovo”, imprenditore ed intellettuale che ben rappresentò la caratteristica propulsiva di Trieste neoclassica nella sua massima fase di crescita economica e culturale.

Gli autori:

PAOLA BONIFACIO
Paola Bonifacio è Storica dell’Arte laureatasi in Conservazione dei beni Culturali all’Università degli studi di Udine, Specialista in Archeologia e Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea  presso l’Università degli Studi di  Siena. E’  scrittrice e curatrice indipendente di rassegne d’arte, già collaboratrice della Rai Regionale del Friuli Venezia Giulia per programmi d’arte tra i quali va ricordato il documentario su Miela Reina “Una Abilissima Giocatrice” per la regia di Piero Pieri. Attualmente riveste l’incarico di conservatrice della Pinacoteca Alberto Martini per conto della Fondazione Oderzo Cultura.
PIERO PIERI
Programmista-regista alla Sede Regionale Rai per il Friuli Venezia Giulia, laureato in architettura all’IUAV di Venezia, curatore di programmi transfrontalieri come Alpe Adria Magazine e Lynx Magazine, conduttore di rubriche radiofoniche, autore e regista di numerosi programmi televisivi spesso di argomento artistico tra i quali va ricordata la serie in tre puntate Arte in Regione su  Serse, Antonio Sofianopulo e Julet Art Magazine,  La Porta che sta nell’Ombra  breve docu-film dedicato a Vito Timmel,  l’Arte in Casa Rai sulla collezione della Sede Regionale, il documentario 75 Anni e non li dimostra sulla storia di Radio Trieste, la fiction Tv Nel Nome di Verdi  e il documentario con Paola Bonifacio Una Abilissima Giocatrice, Miela Reina e l’Arte Viva.

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