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IL VOTO ALLE DONNE. L`ITALIA SI AFFACCIA AL NOVECENTO

L’unità audiovisiva, avvalendosi di materiale d’archivio, ripercorre la storia dell’emancipazione della donna a partire dal 1848, anno in cui in Italia vennero pubblicati i primi giornali femminili, fino alla conquista del voto nel 1946.
Nonostante il fatto che di emancipazione femminile comincino a parlare personalità eccellenti come Gioberti e Mazzini attorno alla metà del diciannovesimo secolo, nell’immaginario collettivo la donna è ancora confinata nell’ambito domestico e familiare e chi, per necessità, è costretta a lavorare si ritrova a subire una condizione di sfruttamento assoluto. L’elaborazione della dottrina sociale cattolica, che prende il via nel 1891 con l’Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, chiede migliori condizioni di lavoro per le donne. La battaglia per il suffragio universale viene invece portata avanti dal Partito Socialista, che si scontra però con il rifiuto di Giolitti, il quale equipara il voto alle donne ad “un salto nel buio” di cui il governo non si sarebbe potuto assumere la responsabilità.
Se in Inghilterra il movimento delle suffragette già nel 1918 assicurerà il voto alle donne, conquistato poco dopo anche negli Stati Uniti, in Italia si dovrà attendere fino al referendum istituzionale e all’elezione dell’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946. Il fascismo aveva infatti interrotto quel processo di emancipazione che, acceleratosi durante la Grande Guerra e culminato con la partecipazione femminile all’occupazione delle fabbriche del 1920, sarà poi ripreso negli anni della Resistenza, in cui l’impegno delle partigiane si rivelerà fondamentale.

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