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Il Patto di Varsavia

La firma del Patto di Varsavia congela per i successivi 35 anni il fronte della guerra fredda in Europa divisa, da una linea di confine che spacca la Germania. Adesso proprio al di qua e al di là delle due Germanie si fronteggiano i sistemi di difesa dell’Ovest - la Nato – e dell’Est - il patto di Varsavia appunto. Sistemi di difesa che nei paesi appartenenti alle rispettive sfere di influenza possono contare di basi militari fornite via via da armamenti nucleari a sempre maggior raggio e a maggior portata.
L’intera storia della guerra fredda è scandita da un bilanciamento continuo tra le superpotenze, entrambe pronte a modernizzare e a potenziare le armi a propria disposizione per mantenere una parità nella potenza di fuoco: viene definito equilibrio del terrore. A poco valgono le fasi distensive nei rapporti Usa-Urss che negli anni 70 cominciano a cercare accordi sulla limitazione degli armamenti – Salt I e Salt II. Ancora nel 1979, quando si entra nella fase definita della II guerra fredda, l’installazione da parte sovietica dei missili SS20 apre immediatamente la strada all’installazione dei cosiddetti euro-missili, un’iniziativa che suscita polemiche in molti stati di un’Europa unita, incapace però di risolvere il problema di una propria difesa autonoma rispetto all’America.
E’ significativo che quando con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 il patto di Varsavia cessa di esistere, la Nato rimane ancora operante.

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