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Il lego

Una delle novità più sorprendenti del dopoguerra, e soprattutto degli anni Sessanta fu non solo la crescita, in generale, dei consumi, quanto l'applicazione di tecniche e standard industriali, di grande fabbrica, ad aspetti della vita che in precedenza erano lasciati all'artigianato, o alla piccola industria. E' quello che accadde nel campo dei giocattoli: nel giro di pochissimi anni  ai tradizionali giochi di costruzione artigianale si affiancano e in parte si sostituiscono autentici giocattoli globali, che insieme con alcuni prodotti come la Coca Cola contribuiscono forse più di ogni altra cosa a dare alla generazione nata dopo la guerra la consapevolezza di vivere in un mondo unito.

Così, accanto alle bambole che potevano andare dalla pezza alla celluloide o, nei casi più preziosi che le bambine poi neppute potevano toccare, al panno delle bambole Lenci) si impone la bambola planetaria, la Barbie, inventata nel 1959 e già a metà degli anni Sessanta uno straordinario successo anche nel nostro paese. Una bambola che ha tra i suoi motivi di successo proprio l'uniformità, il presentarsi come un oggetto che “non si può non avere”, ma anche alcune altre innovazioni sorprendenti: in primo luogo l'essere una bambola non “più piccola” delle bambine che ci giocano, ma più grande, per età come per sviluppo corporeo (a quanto pare le dimensioni del seno di Barbie sono letteralmente impossibili); si presenta insomma come un modello di ruolo, analogamente alle star del cinema e della televisioni salle quali del resto è ispirata.

Così, accanto alle costruzioni che un po' tutti i bambini fanno con quello che trovano, perché costruire (e distruggere), montare e smontare sono tra i modelli di base della ludicità infantile, e accanto alle scatole di costruzioni di legno in vari colori che venivano regalate soprattutto ai maschi, si impone, in Italia a partire dai primi anni Sessanta, un mattoncino globale, il Lego. La storia di quest'azienda danese è lunga, risale agli anni Trenta, ma i suoi primi prodotti, in legno non erano poi molto diversi da quelli di tanti fabbriche locali. E' negli anni Cinquanta che nascono i LEGO bricks, i mattoncini che hanno tra le caratteristiche principali, e innovative, l'essere di plastica e l'essere molto variamente colorati.  Poi nel 1958 viene introdotta la novità forse decisiva: il mattoncino a due facce, quella superiore con sporgenze cilindriche, quella inferiore con corrispondenti incavature; mattoncini ideali per incastrarsi tra loro, e per incastrarsi con parti più specializzate, le ruote, i binari ferroviari eccetera, più avanti le figure umane.

Non era il primo gioco di costruzioni sul mercato globale: tra gli anni Trenta e i primi anni Sessanta il Meccano, di origine britannica, fu uno dei regali tipici, a maggior ragione riservato ai maschi perché si trattava di un gioco fortemente tecnico. Ma era piuttosto costoso e impegnativo. La forza del Lego stava e sta nel rivolgersi a una grande varietà di bambini, anche ai più piccoli con la linea Duplo, come ai più grandicelli con la linea Technic ispirata probabilmente proprio al Meccano, e alle bambine con giochi pensati per loro,: nel cogliere il piacere delle costruzioni in tutte le sue forme.

Mentre la Barbie è la bambola uguale per tutte le bambine (e anche per questo la base per un merchandising vastissimo, perché a ogni bambina viene proposto di vestire la “sua” Barbie con abiti che ben presto costeranno molto più della bambola), il Lego è la costruzione potenzialmente  infinita, i mattoncini di ogni bambino sono idealmentela continuazione di quelli di tutti gli altri. Nel 1968 proprio a partire da quest'ambizione globale la Lego affianca al  giocattolo il parco tematico, uno dei primissimi al mondo dopo Disneyland, una specie di esposizione permanente delle potenzialità costruttive del mattoncino. Che resisterà a tutte le mode, come i mattoni a cui si ispira. 

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