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Il codice a barre

E' all'inizio degli anni Ottanta che in Italia, come in molti altri paesi europei, si verifica una delle varie rivoluzioni sconosciute che hanno accompagnato la nostra vita. Si tratta del codice a barre. Sappiamo tutti che cos'è: è quella striscia di linee più o meno spesse (barre, appunto) accompagnate generalmente da numeri, che dapprima erano presenti sulle etichette delle merci, poi sono comparse anche sui libri, sui CD, e adesso sulle lettere che spediamo. Negli ultimi anni alla strisciata rettangolare di barre si sta gradualmente sostituendo un quadrato composto di numerosi elementi bianchi o neri.

La prima sperimentazione di questo tipo di identificativo delle merci è stata effettuata negli Stati Uniti nei primi anni Settanta, poco dopo si è arrivati al passaggio decisivo: la standardizzazione, la fissazione cioè di un “linguaggio” convenuto a livello internazionale. Il sistema europeo, European Article Number o EAN, fatto di otto cifre/ otto barre, è stato lanciato nel 1977 ed è usato in molti paesi anche non europei. Altri sistemi valgono per specifici paesi, o per alcuni tipi di merci, come i farmaceutici.

In che cosa sta la rivoluzione del codice a barre? Osserviamo quello che succede in qualunque supermercato quando paghiamo una merce. Il cassiere o più spesso la cassiera non digita più niente a mano (salvo quando accade, e accade abbastanza spesso, che per qualche motivo la lettura del codice non funzioni), “passa” la merce davanti a un lettore ottico. Per noi l'operazione serve semplicemente ad aggiungere il prezzo della merce a quello delle altre merci che stiamo comprando, fino alla somma finale. Ma se guardiamo le cose dall'altra parte, cioè dal punto di vista del supermercato, il codice a barre permette

-di “prezzare” tutti gli articoli di un certo tipo simultaneamente e centralmente; non c'è bisogno di etichettare ogni prodotto con il prezzo né di riportare le variazioni del costo;

-di tenere a costi ridottissimi la contabilità delle merci vendute e quindi anche di quelle che restano in magazzino

-su questa base di ordinare in automatico,  senza intervento umano, il ricarico delle merci che cominciano a scarseggiare.

Da quando esiste il codice a barre sono cambiate le classifiche dei libri e dei dischi più venduti: non più affidate alle informazioni fornite a voce dai commercianti, influenzabili da molti fattori compresi i loro gusti, ma ai dati “scaricati” attraverso i lettori ottici delle casse dei negozi. Cosa che ha prodotto non piccole sorprese.

La rivoluzione del codice a barre è insieme il frutto dell'informatizzazione (e di quel processo connesso e anch'esso poco notato che è l'introduzione degli strumenti di lettura automatica) e la base della sua applicazione diretta agli oggetti: dotandoli di un identificativo permette di seguirne la vita in ogni momento.

Il nuovo tipo di codice visivo che si sta diffondendo è chiamato codice a barre bidimensionale o QR (quick response), e contiene un numero di informazioni superiore; soprattutto è leggibile anche dagli smart phone e altri apparecchi elettronici, cosa che gli permette di assumere ulteriori funzioni rispetto al codice a barre classico.Il passo successivo, che è oggi in via di sperimentazione, sarà il cosiddetto Internet delle cose: dotando gli oggetti di indirizzi Internet e di microemittenti saranno loro stessi a inviare informazioni; lo si sta sperimentando per gli inalatori contro l'asma, che in questo modo daranno vita a un'immensa banca dati in grado di restituire a ciascuno degli utenti la sua storia e di tracciare con statistiche dettagliate lo sviluppo di questo male in connessione agli ambienti.

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