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Il “milazzismo” (1955-60): questione siciliana e regionalizzazione politica nella crisi del centrismo

 

Nella seconda metà degli anni Cinquanta, nell’Italia invischiata in una fase di instabilità politica eppure lanciata sulla strada del «miracolo economico», la “questione siciliana” conquistò via via il centro della scena. Grazie alla scoperta del petrolio infatti l’isola divenne un laboratorio per le politiche industriali e terreno avanzato di scontro sulle vie dello sviluppo meridionale.

In una regione contesa tra il miraggio della crescita industriale e un presente ancora vittima della povertà e di un nuovo esodo emigratorio, emergevano forti tensioni nel rapporto tra il centro (o meglio i centri) e una periferia speciale, dotata di ampia autonomia istituzionale e marcata identità territoriale. Attriti e convergenze che sfociarono nell’ottobre 1958 in un originale caso politico, definito “milazzismo”. L’esperimento dei governi guidati da Silvio Milazzo, un agrario calatino allievo di don Sturzo, era caratterizzato da un’anomala convergenza tra destra e sinistra che spaccò la Dc, relegandola all’opposizione, e diede corpo ad un blocco regionale-sicilianista, che affermava di voler difendere gli interessi dell’isola dalle ingerenze delle segreterie centrali dei partiti e dei monopoli economici settentrionali.

Il “milazzismo” rappresentò – seppur con le sue contraddizioni e i suoi limiti – il tentativo di tracciare una via di sviluppo regionale, legata alle risorse dell’autonomia speciale, e fu la risposta politica periferica ad una stagione di grande cambiamento che investì tutto il Paese, ma lasciò irrisolti alcuni nodi della storica questione meridionale.   

 

La puntata si propone quindi di analizzare le premesse e i motivi che provocarono questo fenomeno, oltre alle principali dinamiche politiche innescate durante l’“operazione Milazzo” e le principali iniziative adottate dai governi autonomisti.

Il racconto delle vicende si apre con uno sguardo sul contesto socio-economico e politico siciliano nella metà degli anni Cinquanta. Da una parte le condizioni di una “terra depressa”, denunciate in quegli anni dal sociologo triestino Danilo Dolci, che coniugava analisi e azione di protesta, come mostrano le riprese del processo cui nel 1956 fu sottoposto in seguito ad uno “sciopero alla rovescia”. Dall’altra la “terra promessa”, mostrata nel filmato Sicilia '58 della Settimana Incom, dove sono enfatizzate le tracce della trasformazione in corso; i documenti segreti del Sifar, invece, evidenziano gli interessi scatenati dal petrolio e i nodi dello scontro politico regionale.    

Si passa quindi all’“operazione Milazzo”: le annotazioni contenute nei diari di Amintore Fanfani ci restituiscono le considerazioni e le interpretazioni a caldo della più illustre “vittima” dei fatti dell’ottobre 1958. Invece l’intervista a Emanuele Macaluso, allora in qualità di vicesegretario regionale del Pci uno degli artefici dell’operazione, ci offre una testimonianza personale sugli aspetti salienti della strategia comunista in quel delicato frangente.

L’aspro scontro tra Dc e Pci intorno alla “questione siciliana”, che toccò l’apice nel corso della campagna per le elezioni regionali del giugno 1959, viene presentato attraverso il materiale di propaganda prodotto dai due maggiori contendenti: si propongono dunque alcuni manifesti murali ma anche un fumetto contro Milazzo (L’ombra sull’isola) curati dall’Ufficio studi propaganda e stampa della Dc; la risposta comunista, invece, è affidata a un documentario dei fratelli Taviani dal titoloSicilia all'addritta, che vede come protagonista e voce narrante uno dei maggiori poeti siciliani contemporanei, Ignazio Buttitta. Infine, riguardo la figura simbolo della “rivolta autonomista”, Silvio Milazzo, a testimonianza dell’ampio ed esteso consenso popolare da questi suscitato e dei sentimenti profondi scatenati nella società siciliana dopo la sua elezione, si selezioneranno alcune delle lettere (se ne conservano migliaia nel suo archivio privato) inviate a questo dagli isolani.

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