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Giuseppe Dosi, il poliziotto artista

È stato tra i promotori della moderna “Interpol” – la rete che lega le polizie di tutto il mondo – e anche uno dei suoi funzionari più esperti. Con quarantatré anni di servizio e oltre trentamila pratiche evase, i suoi successi non si contano. Alla figura di Giuseppe Dosi è dedicato il documentario “Giuseppe Dosi, il poliziotto artista”, in onda su Rai Storia per il ciclo “Italiani”. Il filmato si apre con i ricordi di un’intera vita professionale che il poliziotto, interpretato da un attore, racconta a un giornalista de “L'Europeo” nella Roma del 1956.

Da giovane, Dosi, alla ricerca di un impiego sicuro, frequenta i corsi universitari di criminologia di Salvatore Ottolenghi. Da quelle lezioni apprende le tecniche più avanzate di polizia scientifica. Dosi, però, ha il fiuto dell'investigatore, e grazie all’esperienza di attore è anche un maestro del travestimento. Viene notato da Giovanni Gasti, assistente di Ottolenghi, anch’egli luminare della criminologia, che lo iscrive a un concorso come alunno delegato di polizia. E nel giugno 1913 Dosi si classifica terzo su cento partecipanti.

Tra i suoi primi casi eclatanti, l’indagine sulla caduta da un  balcone di Gabriele D'Annunzio la sera del 13 agosto 1922, nella sua tenuta di Gardone, che scagiona Mussolini al centro dei sospetti; e la cattura di un inafferrabile e insospettabile serial killer che violenta e uccide quattro bambine tra il 1924 e il 1928, a Roma: il reverendo anglicano settantunenne, Ralph Lyonel Brydges.

Il 13 maggio 1928 Dosi riesce a farlo arrestare a bordo di una nave che è appena salpata da Genova e che sta per portarlo al sicuro all'estero. Nessuno intende però processare il potente reverendo anglicano. E per Dosi si preparano momenti durissimi. Tanta ostinazione spinge i suoi superiori a spedirlo in sedi periferiche, dove lui, non contento, divulga un memoriale in cui mette sotto accusa chi lo ha ostacolato o non seguito nelle indagini. Tanta esuberanza e irrequietudine gli costano la minaccia del confino e, addirittura, la reclusione nel manicomio di Santa Maria della Pietà di Roma.

Sembra il tramonto definitivo ma Dosi, liberato dal manicomio dopo la caduta del fascismo, ha il colpo di genio di recuperare l’archivio segreto della SD di Kappler dalla famigerata sede di via Tasso, a Roma, non appena i nazisti lasciano la capitale. Consegnandola allo spionaggio americano, si accredita come fidato funzionario. Da quel momento viene reintegrato in polizia, e comincia una carriera sfolgorante che lo porta alla carica di questore e a un incarico importante nella Divisione Affari Riservati. Negli anni Cinquanta, prima della pensione, diventa uno dei promotori di una Commissione Internazionale di Polizia Criminale, che lui stesso battezza Interpol, conducendo importanti inchieste contro traffici di droga, la mafia italo-americana e la “tratta delle bianche”. Nonostante l'escalation della criminalità che accompagna il dopoguerra, Giuseppe Dosi riesce a fare dell'ufficio italiano dell'Interpol uno strumento di straordinaria efficacia. Soltanto negli anni in cui la guerra fredda raggiunge il suo picco, tra il 1947 e il 1952, l'ufficio condotto da Dosi compie quasi 900 arresti in Italia e all'estero, evade oltre 40.000 pratiche informative, e rafforza una rete sempre più complessa di contatti con le polizie straniere.

L'uomo che il regime aveva marginalizzato, incarcerato, cercato di annichilire marchiandolo come pazzo, ora, in un’Italia risvegliata nella democrazia, può finalmente riprendere il posto che gli compete e mettere le sue doti al servizio della collettività. Il programma, realizzato in collaborazione con la Polizia di Stato e il suo Museo Storico e con il Museo della Liberazione, è arricchito con riprese originali, anche nel carcere di Regina Coeli di Roma.

Si avvale, inoltre, della testimonianza della figlia prediletta, Maria Letizia Dosi, dello storico dell'età contemporanea Mauro Canali, del primo dirigente di PS Raffaele Camposano, direttore del Museo Storico della Polizia di Stato e di Pompeo Martelli, direttore del Polo Museale dell'ex Ospedale Psichiatrico di Santa Maria della Pietà. Importanti, inediti documenti storici e fotografie mai visti né pubblicati prima di questa occasione sono state cortesemente fornite dal Museo della Liberazione di Via Tasso, che ospita il Fondo Dosi, ancora in corso di inventariazione. La direzione del carcere di Regina Coeli ha consentito le riprese nei padiglioni storici in cui Dosi è stato detenuto.

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