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Giovanni De Luna spiega il processo Heichmann

Inizia in Israele il processo a Adolf Eichmann il gerarca nazista organizzatore delle deportazioni di massa degli ebrei. Ricercato per 15 anni dal Mossad , Eichmann era stato catturato in Argentina, l’11 maggio del 1960. Con 15 capi di accusa, tra cui quello di crimini contro l’umanita’, Eichmann viene condannato a morte e impiccato nel carcere di Ramla il 31 maggio 1962. Fu in quel processo che Hannah Arendt evocò la “banalità del male” come chiave interpretativa per penetrare nel “mistero” del genocidio degli ebrei. L’icona simbolica di quella tesi fu proprio Adolf Eichmann (“uomini come lui ce n’erano tanti e questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano e sono tuttora terribilmente normali”), La Arendt seguì il processo come inviata del “New Yorker”, ricavandone alla fine un libro sconvolgente, da cui emerge il profilo di un uomo piccolo, piccolo, un grigio burocrate che sprofonda nel Male assoluto senza avere la natura demoniaca dei grandi criminali, materiale umano inerte, plasmato dallo Stato totalitario fino a trasformarsi in un docile strumento di morte. Era facile, troppo facile per regimi come quello nazista, avere ragione della fragilità degli uomini. Cera nel nazismo una sorta di implacabile razionalità che si estendeva dall’organizzazione burocratica a quella produttiva, una dimensione totalmente inscritta nella più piena modernità della nostra storia novecentesca, una logica che anche nello sterminio di massa applicava le regole della grande fabbrica fordista, sottraendosi a ogni suggestione di regressione alla barbarie.

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