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DIETRO LE GRATE. Le carceri nell`età moderna

“O Rosalea, sicut liberasti a peste Panhornum me quoque sic libera carcere et a tenebris”; “Averti ca cca si dura la corda/  Statti in cervellu cacca dunanu la tortura”. Sono alcune frasi che i prigionieri dell'Inquisizione Spagnola hanno lasciato a testimonianza della loro prigionia nelle carceri del Segreto, presso Palazzo Steri a Palermo. L'Inquisizione spagnola in Sicilia è durata tre secoli, dal 1492 fino al 1782, ma di quel periodo si è saputo molto poco fino agli inizi del Novecento, a causa della decisione di dar fuoco agli archivi del Sant'uffizio, presa dal viceré Domenico Caracciolo. Solo la scoperta casuale dei graffiti, ha permesso di studiare quel periodo buio. Secoli ripercorsi da Michela Ponzani con la professoressa Vittoria Fiorelli a “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura in onda giovedì 11 maggio alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia. Migliaia di condannati  rinchiusi al buio,  con poco cibo, laceri di vesti e ridotti a povertà di spirito. Accusati di eresia, negromanzia e stregoneria, i detenuti sono sottoposti alla tortura della corda e processati pubblicamente nelle cerimonie di Autodafè.  Hanno solo Pacienza, pani e tempu per lasciare queste dolorose testimonianze. I disegni, i motti e le poesie delle migliaia di prigionieri delle carceri del Segreto siciliane sono una testimonianza storica unica al mondo. Un percorso ricostruito grazie alle interviste degli studiosi siciliani: il rettore dell'Università di Palermo, Fabrizio Micari che racconta dell'incredibile scoperta dei graffiti, avvenuta casualmente per opera dall'antropologo Giuseppe Pitrè nel 1906 e di altri disegni scoperti da Leonardo Sciascia nel 1964; la professoressa Giovanna Fiume studiosa del significato dei graffiti e disegni e degli archivi del Sant'Uffizio di Madrid;  Don Giovanni Vitale, vicedirettore dell'archivio vescovile di Monreale, che ci mostra le carte processuali  dei prigionieri accusati di stregoneria; Filippo Guttuso, dirigente del Servizio Spazi Etnoantropologici del Museo Giuseppe Pitrè, che illustrerà il significato e l’uso di alcuni oggetti “magico-religiosi” capaci di raccontare la memoria di un'isola, crocevia di molte culture.

LIBRO: G. Pitrè, L. Sciascia, “Urla senza suono. Graffiti e disegni dei prigionieri dell’Inquisizione”, edizione Sellerio 1999
LUOGO:  Carceri del palazzo Steri- Chiaramonte

FILM: L'ultimo inquisitore (Goya's Ghosts), 2006, film del regista ceco Miloš Forman

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