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Diario civile. Il terrore dimenticato

Tra i due attentati a Fiumicino del 17 dicembre 1973 e quello del 27 dicembre 1985 intercorre un “lungo decennio” di terrorismo di matrice mediorientale. Lo racconta il documentario “Il terrore dimenticato” di Luca Lancise,  su Rai Storia per il ciclo “Diario Civile – Terrorismo”, con un’introduzione del Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti. Il racconto offre lo spaccato di un’epoca, di una città e di una serie di persone che hanno attraversato - ciascuna con un ruolo e con un punto di vista diverso – quei dieci anni. Attraverso interviste inedite, documenti d’epoca, straordinarie fotografie, lettere e testimonianze - oltre al prezioso repertorio delle cronache Rai dell’epoca - il documentario è costruito con una precisa e originale chiave di lettura presentando un “viaggio” cronologico che tiene insieme passato e presente secondo un oggetto ben definito: l’esportazione nelle società occidentali delle crisi e dei conflitti mediorientali, mediante il terrore. Per la prima volta vengono messi in fila secondo un unico filo conduttore, decine di episodi terroristici di matrice straniera - palestinese, libica, libanese, armena, irachena, siriana - che si sono succeduti, talvolta persino nello stesso giorno, sia nell’aeroporto che nel cuore della capitale italiana, in una fase storica apparentemente lontana, ma fondamentale per inquadrare anche gli accadimenti del presente. Guido Olimpio, corrispondente da Washington e prestigiosa firma del Corriere della Sera, tra i massimi esperti di questioni di intelligence e di terrorismo internazionale, orienta il racconto delle continuità e dei cambiamenti, delle logiche e delle tecniche, dei personaggi e dei ruoli del “terrore globale”, sottolineando analogie e differenze, fornendo preziose notazioni e informazioni e accompagnando l’intero racconto filmico fin dall’esordio, lungo un filo che, a partire dalla strategia dei dirottamenti “inventata” dal Fronte di liberazione popolare della Palestina tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, arriva ad Al Qaeda e all’Isis, ai “foreign-fighters” e ai “lupi solitari”.

Insieme allo scrittore e giornalista Andrea Purgatori, sempre presente in qualità di reporter sui luoghi degli eventi narrati e in grado di raccontarne la scena e il retroscena, il “viaggio tra passato e presente” comincia col più grave attentato (32 vittime) sul suolo italiano prima della strage di Bologna del 1980: l’assalto con bombe al fosforo al volo Pan Am e il sequestro con ostaggi del volo Lufthansa, allo scalo Leonardo Da Vinci del 17 dicembre 1973, a opera della formazione palestinese “Settembre nero”. L’incrocio dei punti di vista si avvale, oltre che del resoconto diretto di Purgatori, anche delle straordinarie sequenze fotografiche concesse e raccontate, con intensità e sensibilità, dal fotografo Elio Vergati (al quale valsero l’unico premio Pulitzer italiano), oltre che delle testimonianze dirette di due addetti dell’aeroporto sopravvissuti all’attentato.

Il racconto prosegue poi attraverso una serie di attentati collegati alla guerra arabo-israeliana e siriano-libanese che hanno costellato gli anni Settanta nella capitale italiana. È a partire da qui che il documentario sceglie di mettere a fuoco anche un altro aspetto originale del racconto: l’impressionante ripetitività dei luoghi nei quali - con rare eccezioni - vengono messi a segno gli attentati. È il cosiddetto “quadrilatero del terrore” compreso tra il quartiere Salario-Parioli, Termini-Esquilino, piazza Barberini e via Veneto: è l’autentica fine della “Dolce vita”, l’altra faccia – quella straniera e mediorientale - degli “anni di piombo”; è l’inizio della “paura” nella quotidianità, degli attentati ai cinema e ai tavolini dei caffè, oltre che negli aeroporti.

Come Purgatori e Vergati, tutti gli interlocutori del filmato raccontano, spiegano, analizzano o commentano da un punto di vista non solo storico e professionale ma anche personale, basato su esperienze vissute e sull’ottica del proprio mestiere e dei suoi cambiamenti: l’esperto di Medioriente e questioni israeliane, Eric Salerno; l’anziano giudice istruttore Rosario Priore, titolare di quasi tutte le inchieste italiane sul terrorismo internazionale; l’inviato del Corriere della Sera, Antonio Ferrari, prima giovane cronista sulle tracce degli omicidi dei dissidenti libici rifugiatisi in Italia e fatti uccidere da Gheddafi, poi celebre intervistatore di dittatori, raìs, capi di Stato o capi militari arabi e asiatici; lo storico Miguel Gotor, studioso della politica estera di Aldo Moro; lo storico Arturo Marzano, studioso del conflitto israelo-palestinese.

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