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Cosa vedere in TV: appuntamenti dal 3 al 9 Settembre

 Cosa vedere in TV: appuntamenti dal 3 al 9 Settembre

Sabato 3 Settembre -  Il mondo e la storia   (alle 21:30)

Documentari d’autore - Fighting paisanos

Il caso dei soldati americani di origini italiane che combatterono la Seconda Guerra Mondiale per liberare l'Italia. Il film è forse l'ultima possibilità di far raccontare ai protagonisti di questa particolare storia nella Storia le emozioni, le paure, il coraggio di questi italiani non più italiani.

Domenica 4 Settembre - Il Cinema e la storia (alle 21:30)

Binario cinema – Fragola e Cioccolato

Storia dell'incontro, sullo sfondo dell'Avana del 1979, tra un giovane studente universitario, di umili origini contadine, militante comunista, e un più maturo intellettuale, apertamente omosessuale, cattolico, di raffinata cultura, fortemente critico nei confronti del regime castrista, sempre più illiberale oscurantista e ostentatamente machista, Fragola e cioccolato firmato nel 1994 da Thomas Gutiérrez Alea, fotografa con grande sapienza le tante e profonde contraddizioni che attraversavano la società cubana alla fine degli anni Settanta.

Lunedì 5 Settembre – Luoghi (alle 21:30)

Italia. Viaggio nella bellezza - La seconda vita dei conventi: Venezia e la caduta della repubblica veneta

Un viaggio nell’età più tormentata  di Venezia: la fine della Repubblica, le soppressioni  sistematiche dei conventi e degli ordini religiosi, la predazione e la dispersione delle opere d’arte. Una Venezia in parte scomparsa, ma in parte, soltanto ferita e sapientemente recuperata, è al centro della puntata di “Italia. Viaggio nella bellezza”, il programma di Rai Cultura - in onda lunedì 5 settembre alle 21.30 su Rai Storia - che racconta la “seconda vita” del patrimonio italiano, la sua  trasformazione, il suo riutilizzo e valorizzazione. In primo piano, la Scuola Grande  di San Marco, i conventi di San Giorgio Maggiore, dei Frari e dei Tolentini, il complesso di Santa Maria della Carità: un patrimonio architettonico e artistico d’inestimabile ricchezza convertito a nuove funzioni e riconsegnato alla storia della città moderna.

Martedì 6 Settembre – Protagonisti (alle 21:30)

Italiani - Carlo Maria Martini, profeta del Novecento

“Carlo Maria Martini è stato importante come un Papa, più di un Papa. Ci sono stati momenti della Storia della Chiesa Italiana, come dopo la morte di Giovanni Paolo II, in cui sembrò che potesse diventare Pontefice, ma poi si trovarono soluzioni diverse e Papa non lo divenne mai. Ma per una parte di italiani, per una parte di cattolici, di ferventi cattolici, quel gesuita, biblista, grande studioso, cardinale di Milano e pastore di Milano in uno dei momenti più difficili della storia del Paese, alla fine del ‘900, la stagione di Mani Pulite, i tormenti di quella che era stata definita la capitale morale del nostro Paese, Martini fu il punto di riferimento, non solo della città, ma in qualche modo dell’Italia intera.” Con queste parole Paolo Mieli introduce il documentario “Carlo Maria Martini profeta del Novecento”, di Antonia Pillosio e Giuseppe Sangiorgi, per la serie “Italiani” - in onda martedì 6 settembre alle 21.30 su Rai Storia.

Si parte dai primi passi del Cardinale Martini come arcivescovo di Milano, la Diocesi più grande del mondo, fino ad arrivare a Gerusalemme dove si ritira alla fine del suo ministero pastorale per dedicarsi allo studio della Bibbia. Martini, profeta del Novecento, anticipa in anni lontani i temi di frontiera della Chiesa del nuovo millennio. “Il motto del cardinale Martini era Pro veritate adversa diligere - afferma padre Carlo Casalone, Presidente  della Fondazione Carlo Maria Martini, che ha collaborato alla realizzazione della puntata - cioè affermare la verità anche quando non torna a proprio vantaggio… Ma il motto indica anche come l’ascolto profondo e attento delle ragioni di chi appare in prima battuta avversario sia determinante nella ricerca della verità, di cui il dialogo è quindi parte costitutiva”.

Ma prima del Martini pastore, c’è il Martini gesuita e teologo: il racconto della sua vita torna indietro agli anni del Concilio Vaticano II, con le parole di Padre Bartolomeo Sorge, e al periodo del suo rettorato al Pontificio Istituto Biblico, con Padre Pietro Bovati: “Padre Martini veniva considerato nel mondo cattolico il grande esperto della critica testuale del Nuovo Testamento… Aveva nei confronti della Bibbia un rapporto di intimità. Non si tratta semplicemente di un settore delle scienze sacre, che lui ha coltivato in tanti anni della sua vita: la Bibbia era per lui, come diceva il Concilio, l’anima … era necessario per lui che questa parola ispirasse la vita, diventasse davvero un messaggio profetico che mette in cammino gli uomini” .

Il documentario è arricchito da interviste a persone che l’hanno conosciuto nella Diocesi di Milano come Mons. Giovanni Giudici, Vicario Generale dal 1991 al 2002, Mons Roberto Busti, suo portavoce dal 1981 al 1991, Silvia Landra della Casa della Carità e Padre Guido Bertagna. Altri spunti biografici inediti sono suggeriti da Ferruccio De Bortoli, dalla professoressa Maria Cristina Bartolomei e dai suoi familiari oltre che da immagini, fotografie provenienti dall’Archivio della Fondazione Carlo Maria Martini e della famiglia Martini. Il tutto è letto attraverso i contributi video delle Teche Rai.

Mercoledì 7 Settembre – Società (alle 21:30)

Diario Civile – Il clan dei Marsigliesi

Terra di misteri irrisolti, l’Italia è da sempre terreno fertile per le organizzazioni criminali. Una di queste è il clan dei Marsigliesi che conosce una stagione breve e intensa tra gli anni Sessanta e Settanta, tra Milano e Roma. Dalle loro vicende, comincia il documentario dal titolo “Il clan dei Marsigliesi”, di Alessandro Chiappetta con la regia di Graziano Conversano, in onda mercoledì 7 settembre alle 21.30 su Rai Storia, per il ciclo “Diario Civile” con un’introduzione del Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti.

“Marsiglia è da sempre un centro nevralgico dei traffici illegali, basti pensare che dal 1945 al ‘70 con la famosa French Connection, i francesi hanno inondato gli Stati Uniti di eroina”, racconta lo scrittore Massimo Carlotto, che dal cantore del crimine marsigliese, Jean Claude Izzo, si è fatto ispirare per molti dei suoi romanzi.Ed è proprio da Marsiglia che, nei primi anni ’60, arrivano in Italia alcuni criminali che si comportano come gangster americani e che presto si inseriscono nel sottobosco criminale del nostro Paese, a colpi di rapine e di sequestri. I loro nomi, Albert Bergamelli, Jacques Berenguer, Maffeo Bellicini sono per anni tra quelli dei ricercati più imprendibili d’Italia. “I Marsigliesi furono un clan che cambiò il modo di fare crimine in Italia - spiega il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Franco Roberti. -  Il loro alto tenore di vita e l’aspetto elegante  nascondevano sfrontatezza e ferocia con cui perpetrarono i loro crimini. Furono celebri i loro sequestri di persona, e i rapporti con criminali milanesi come Francis Turatello o boss romani come Danilo Abbruciati”. Il documentario è il racconto di vent’anni di storia italiana, con le immagini inedite delle teche Rai e le ricostruzioni che fano rivivere i protagonisti e le atmosfere di quella stagione. Un cammino che parte dalla sanguinosa rapina di Piazza dei Caprettari, il 21 febbraio 1975 a Roma, baricentro della storia criminale del clan; torna indietro alla Marsiglia degli anni ’50; incontra la Milano del boom, con la rapina a via Montenapoleone del 1964; culmina nella serie di sequestri che dal 1975 al 1978 si verificano nella Capitale, tra cui quello del gioielliere Gianni Bulgari che oggi dice: “La manovalanza criminale aveva capito che il sequestro era un sistema formidabile per fare soldi.” Dai rapimenti, il clan dei Marsigliesi avrebbe ricavato oltre quattro miliardi di lire, soldi che, in parte, potrebbero essere finiti anche nelle tasche di oscuri mandanti, per altri scopi legati alla politica  e anche alla massoneria.

“A un certo punto cominciano degli incroci con i poteri occulti – ricorda il giornalista Andrea Purgatori – una zona grigia dove si intrecciava la criminalità con pezzi deviati dei servizi segreti, così si propongono e come dire vengono anche reclutati per compiere azioni che vanno al di là della semplice rapina o del sequestro di persona”

La parabola dei marsigliesi si conclude alla fine degli anni 70 tra inchieste e processi che inchiodano i gangster francesi e i loro sodali italiani al loro destino di ergastolani. “I marsigliesi non hanno saputo fare il salto di qualità – conclude il giornalista Massimo Lugli - trasformarsi in criminalità in colletto bianco con la cravatta, ci vogliono soldi per fare una cosa del genere da investire e loro soldi non ne avevano più. Secondo me nessuno di loro prevedeva di vivere a lungo”.

Ad arricchire la puntata, anche le testimonianze dei giudici Ferdinando Imposimato e Otello Lupacchini, dei giornalisti Pasquale Ragone e Raffaella Notariale, di Nicola Longo, agente sotto copertura negli anni ’70 e protagonista nelle operazioni che portarono all’arresto dei Marsigliesi.

Giovedì 8 Settembre – Civiltà (alle 21:30)

a.C.d.C. - Luigi XV, il sole nero

Le spettacolari stanze della Reggia di Versailles fanno da sfondo al ritratto di Luigi XV, successore del “Re Sole”, uno dei più grandi libertini della storia. Un personaggio al centro del nuovo appuntamento con “a.C.d.C.” con Alessandro Barbero, dal titolo “Luigi XV, il sole nero” in onda giovedì 8 settembre alle 21.30 su Rai Storia. Il sovrano governa per quasi sessant’anni, durante i quali il vento dell’illuminismo liberava anche gli ambienti di corte dei freni e delle costrizioni che lo avevano caratterizzato in precedenza. Luigi XV, dopo un’iniziale serie di successi militari, porterà la Francia alla disastrosa sconfitta nella guerra dei Sette anni contro l’Inghilterra.

Mentre il suo impero vacillava, e le sue casse andavano svuotandosi, Luigi XV si divertiva a Versailles, inanellando una serie impressionante di scandali sessuali, creando persino un suo bordello privato nei giardini della reggia. Padre di non meno di 30 figli illegittimi, sopravvissuto a un tentativo di assassinio, accusato di condividere il potere con le sue favorite, Madame Pompadour e Madame Du Barry, Luigi XV morì a Versailles nel 1774.

Venerdì 9 Settembre - Attualità internazionale (alle 21:30)

L’Italia della Repubblica - I diritti e le conquiste delle donne

Gli anni ’70, nella società italiana, sono densi di cambiamento e nuove definizioni: il Paese ha bisogno di riforme e il sistema legislativo deve essere adeguato a una società democratica, quella descritta dalla carta costituzionale. La storia delle donne si arricchisce in quegli anni di battaglie importanti alla conquista di maggiore libertà e parità e la società civile diventa protagonista. Lo racconta il nuovo appuntamento con “L’Italia della Repubblica” di Clemente Volpini, Davide Savelli e Luca Cambi - con l’introduzione di Paolo Mieli e la consulenza delle storiche Fiamma Lussana e  Anna Scattigno e della scrittrice Lea Melandri - in onda venerdì 9 settembre alle 21.30 su Rai Storia. Ospite in studio, intervistata da Michele Astori, l’onorevole Emma Bonino, protagonista delle battaglie dei radicali a favore dell’acquisizione dei diritti civili e testimone in prima persona del dramma degli aborti clandestini alla metà degli anni ’70.

L’approvazione della legge sul divorzio del 1970 apre la strada verso la riforma del diritto di famiglia che, nel 1975, sancisce una pari responsabilità tra i coniugi e dà maggior equilibrio a diritti e doveri tra genitori e figli. Un cambiamento fondamentale che era in discussione da anni.

La parità in materia di lavoro e le leggi di tutela per le lavoratrici madri arrivano nel 1977. Nel frattempo, temi personali come il potere sul proprio corpo e la scelta della maternità, s’impongono nel dibattito pubblico. “Il personale è politico” diventa lo slogan delle femministe. Si manifesta in piazza per la depenalizzazione dell’aborto, che viene regolamentato con la legge 194 del 1978. I movimenti femministi e quelli emancipazionisti si uniscono per affermare  la libera scelta della maternità e per chiedere una legge contro la violenza sulle donne. Una legge che tarderà vent’anni ad arrivare. È un decennio, quello ‘70/’80, ricco di riforme istituzionali e di referendum.

Il racconto darà anche voce ai protagonisti dell’epoca, con interviste tratte dal repertorio delle teche Rai: protagonisti e testimoni come Lina Merlin, Loris Fortuna, ma soprattutto, giovani donne, lavoratrici, madri, studentesse che si confrontavano con altre donne ridiscutendo la famiglia, l’educazione dei figli e la libertà di scelta, mentre attorno a loro, l’intera società stava cambiando.

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