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Ceausescu: la fine di un tiranno

Ceausescu ha guidato la Romania per quasi venticinque anni; nel 1965 ha preso in mano le sorti del suo paese in una situazione di relativo benessere e crescita economica e lo ha lasciato in una condizione di estrema povertà e miseria. Anche per questo, tra le rivoluzioni che hanno abbattuto la cortina di ferro, quella romena è stata l’unica a consumarsi nel sangue.
A Il Tempo e la Storia il Professor Ernesto Galli Della Loggia ripercorre la parabola di un dittatore che più di altri ha cercato l'autonomia dalla madre Urss, ma che, paradossalmente tra tutti è stato il leader comunista più simile a Stalin, a partire dal culto della personalità.
Dal 1966 la Romania non partecipa più attivamente al patto di Varsavia, anche se ne rimane membro – dice Galli Della Loggia - e nel 1968 Ceausescu disapprova pubblicamente l'invasione della Cecoslovacchia. Lui – aggiunge lo storico - è sensibile al modello di comunismo di cinesi, vietnamiti e coreani.

Nel 1989 il sistema sovietico implode, crolla il Muro di Berlino e cadono, pacificamente, tutti i regimi socialisti dell'Est Europa tranne quello romeno. La rivoluzione, violenta e sanguinosa che portò alla caduta del regime dittatoriale si concluse con il processo ai coniugi Ceausescu e la loro condanna a morte.
 
Il Tempo e la Storia - Ceausescu: la fine di un tiranno di Massimo Gamba con Ernesto Galli della Loggia
 

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