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Carditello. Passato, presente e futuro del real sito borbonico (1^)

Un viaggio nella Reggia di Carditello, il complesso borbonico costruito tra Napoli e Caserta, destinato da Carlo di Borbone  a luogo per la caccia e l’allevamento di cavalli e poi trasformato per volontà di Ferdinando IV di Borbone in una fattoria modello per la coltivazione del grano e l’allevamento di razze pregiate di cavalli e bovini.
Circondato, nel Settecento, da boschi, campi e vigne e frutteti a perdita d’occhio, questo Real Sito incantò Wolfgang Goethe che scrisse che bisognava andare di lì “per comprendere cosa vuol dire vegetazione e perché si coltiva la terra. (…) La regione è totalmente piana e la campagna intensamente e diligentemente coltivata come l’aiuola di un giardino”.

Carditello era uno dei siti che si fregiava del titolo di “Reale Delizia” perché, nonostante la sua funzione di azienda, offriva una piacevole permanenza al re e alla sua corte per le particolari battute di caccia che i numerosi boschi ricchi di selvaggina permettevano.
Costruita da un allievo di Luigi Vanvitelli, Francesco Collecini, e affrescata dal grande vedutista di corte Jakob Philipp Hackert, Carditello è l’unica reggia reale europea che presenta nell’area antistante, una pista per cavalli, che richiama la forma dei circhi romani, abbellita con fontane, obelischi ed un tempietto circolare dalle forme classicheggianti.
Finito dopo l’Unità d’Italia nel patrimonio del re Vittorio Emanuele II, che già aveva le sue tenute dove sfogare la passione venatoria a Venaria e a San Rossore, Carditello ha conosciuto un lungo periodo di disinteresse e spoliazione. Nel 1920 gli immobili e l’arredamento passarono dal demanio all’Opera Nazionale Combattenti e i 2.070 ettari della tenuta furono lottizzati e venduti.
Durante la Seconda Guerra Mondiale fu occupata dalle truppe tedesche e poi da quelle americane, che contribuirono a incrementare lo stato di degrado del luogo.
Nel dopoguerra quanto rimaneva del Real Sito entrò parte del patrimonio del Consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno. Per molti anni versò in uno stato di abbandono, in un territorio ormai divenuto regno incontrastato delle attività dei clan camorristici.
Oggi, con l’acquisto da parte dello MiBACT e la creazione di una Fondazione Carditello, la reggia può finalmente tornare alla posizione che merita, come sito di interesse artistico, produttivo ed ambientale. 

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