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CARCERE. DEI DIRITTI E DELLE PENE

L’Italia repubblicana, grazie alla saggezza dei padri costituenti, ha redatto l’articolo 27 per indicare il ruolo degli istituti penitenziari e la tensione a concepire la pena come possibilità di rieducare il condannato con l’obiettivo di inserirsi nuovamente nella società civile. Purtroppo per tre lunghi decenni il Paese ha atteso un ordinamento in grado di normare e mettere in pratica la lungimiranza della Costituzione.

È solo nel 1975 che l’Ordinamento Penitenziario vede la luce dopo lunghe proteste dei detenuti, troppo spesso abbandonati ad un destino di sofferenza e pena. Purtroppo il decennio dei ’70 è anche la stagione in cui l’eversione terroristica costringe le Istituzioni ad alzare la guardia, e le carceri si devono adeguare alle conseguenze di un’emergenza che attanaglia il Paese. Le stesse dinamiche, una volta sconfitto il terrorismo interno, devono essere applicate per far fronte alla grande offensiva della Mafia, e ancora oggi la discussione non solo è aperta ma vede le istituzioni dover far fronte a quelle che sono le possibili nuove emergenze, come il rischio radicalizzazione sulla scia della multinazionale del terrore islamista.

Santi Consolo, Roberto Piscitello, Gian Carlo Caselli e la storica Monica Galfrè ci aiutano a raccontare il percorso dell’istituzione carceraria italiana negli ultimi quattro decenni: le emergenze, le leggi e la costante tensione per adeguare il sistema all’originario articolo della Costituzione Repubblicana.

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