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Bottai e la cultura fascista

Muore a Roma Giuseppe Bottai, intellettuale e uomo politico fascista. E’ sempre stata una figura controversa un personaggio atipico all’interno del regime fascista. Per lungo tempo, sulla scorta di un libro di Giordano Bruno Guerri si è pensato che Bottai fosse un fascista critico, dando quasi l’impressione che sia stato una sorta di dissidente interno.
Sappiamo oggi che Bottai era invece un fascista ortodosso, basti pensare al modo zelante con cui si batté all’epoca della legislazione razziale, basti pensare anche al suo disegno di una società, o alla carta della scuola del 1939, come tentativo di fascistizzare completamente l’ordinamento scolastico nazionale. Ma il fatto che fosse ortodosso non significa che non fosse una personalità piuttosto eccentrica, diversa dagli altri ras del regime da Farinacci a Italo Balbo. La novità di Giuseppe Bottai è questa: è stato colui che più di altri si è battuto per dare un’ossatura ideologica al regime per dargli una base dottrinaria forte.
E questo spiega anche il suo interesse per gli intellettuali per il mondo della cultura. Ma attenzione, Bottai non è mai stato un liberale, un tollerante. Il fatto di cercare di avere intorno a sé quanti più intellettuali possibile rientrava in un disegno a suo modo totalitario. Il tentativo di inglobare all’interno del regime tutta la cultura italiana dell’epoca. Questo vale per tutte le iniziative editoriali come per esempio la famosa rivista Primato. L’idea di una cultura militante, una cultura per l’azione, una cultura che doveva essere completamente fascista o fascistizzata.

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