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Assedio di Sarajevo

Aprile 1992 –novembre 1995. Tre anni che sprofondano di nuovo l’'Europa nell’'incubo della guerra e rievocano parole sinistre: genocidio, deportazione, prigionia.

Sono gli anni in cui –fino alla pace di Dayton e  ancora oltre –la capitale bosniaca, Sarajevo, resta sotto assedio, il più lungo della storia contemporanea, da parte delle truppe serbe. 

Tutto comincia dal disfacimento della Jugolavia, dopo la morte di Tito. Una frammentazione che porta a nazionalismi esasperati e violenti, fino a una vera e propria guerra che coglie di sorpresa sia l'’Onu che l’'Europa.

Prima la Serbia di Milosevic contro la Croazia, poi contro la Bosnia che pure rappresenta un esempio di pacifica convivenza tra etnie e religioni diverse.

Da Sarajevo cominciano ad arrivare immagini drammatiche: artiglierie e cecchini colpiscono senza sosta in una sorta di tiro al bersaglio continuo. Un orrore che raggiungerà il culmine in due episodi che convinceranno gli Stati Uniti e la comunità internazionale della necessità di far finire quella guerra di tutti contro tutti: la strage di Markale, il mercato di Sarajevo, nel febbraio 1994 e, soprattutto, il massacro di Srebrenica tra l’11 e il 18 luglio 1985, con ottomila mussulmani uccisi dalle truppe serbo-bosniache del generale Mladic e centinaia di donne stuprate.

Assedio di Sarajevo
con Francesco Privitera
di Roberto Fagiolo

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