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Agricoltura: l`emigrazione e il Mezzogiorno. L`Italia si affaccia al Novecento

Nel primo decennio del XX secolo, i flussi migratori verso il continente americano coinvolsero principalmente i contadini dell’Italia centrale e meridionale, provenienti da una miriade di piccoli paesi in cui si era formata un’economia chiusa e a carattere familiare, con ben poche prospettive di sviluppo.

Nei paesi d’origine, la minore presenza di manodopera determinò un aumento dei salari, e le rimesse degli emigrati migliorarono le condizioni di vita di chi rimaneva.


In parlamento vennero approvati progetti importanti per l’economia nazionale: la costruzione del canale Cavour, ancora oggi spina dorsale della distribuzione idrica del Vercellese, la bonifica delle lagune ferraresi, del Polesine e della Maremma.

Ma se riguardarono in misura imponente il nord della penisola, gli interventi strutturali di rilievo interessarono solo modestamente le zone del centro e del sud. Giustino Fortunato, deputato della destra e quindi senatore, fu il primo a porre all’attenzione del Parlamento quella che si cominciò a definire “la questione meridionale”, e ad evidenziare l’effettiva sussistenza di due Italie.


Alcune rare immagini del 1902 mostrano il viaggio nelle regioni del Mezzogiorno di Zanardelli, con il quale l’ormai ottantenne presidente del consiglio si fece artefice della prima presa di contatto dello stato unitario con la difficile situazione nelle regioni meridionali.

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