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La rivoluzione liberale

Pochi personaggi sono riusciti a lasciare un segno così profondo nella cultura italiana del Novecento come Piero Gobetti. Un ragazzo di 25 anni, perseguitato e aggredito perché ritenuto da Mussolini più pericoloso di tanti avversari politici. La sua morte però non è riuscita a cancellarne le parole, ancora oggi vive nella cultura del nostro tempo. 

“Gobetti – sottolinea lo storico Emilio Gentile – era un liberale che vedeva nella rivoluzione bolscevica il compimento del suo credo politico; il fascismo come autobiografia della nazione”. Nel 1918 a Torino Piero Gobetti fonda la sua prima rivista, Energie Nove per portare una ventata innovativa nel dibattito culturale italiano e quando nel ‘22 esce il primo numero de La Rivoluzione liberale, il compito che si prefigge la rivista, alla quale collaborano tra gli altri Amendola, Sturzo e Gramsci, è quello di formare una nuova classe politica. Nella puntata de Il Tempo e la Storia il racconto di Gobetti attraverso le parole di Carlo Levi e Norberto Bobbio, la Torino della sua formazione, la differente lettura del fascismo con un altro grande intellettuale quale era Giuseppe Prezzolini e i documenti dell’Archivio centrale di Stato dove nero su bianco Mussolini in un telegramma al Prefetto di Torino chiede di vigilare e di essere informato per “rendere la vita difficile” a Piero Gobetti, oppositore del governo e del fascismo. 

Il tempo e la storia La rivoluzione liberale
di Giancarlo Mancini
con il prof. Emilio Gentile

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