Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

RESTA SEMPRE AGGIORNATO
 

Italiani - Giovanni Spadolini

La parabola politica e istituzionale del senatore Giovanni Spadolini, un ritratto inedito tramite le sue parole e le sue idee, sullo sfondo dell'Italia degli anni 80 e 90, vissuta anche attraverso le stanze e i corridoi della sua "casa dei libri" a Pian Dei Giullari, sopra Firenze.

A ricordarne i passaggi cruciali,  le difficili scelte, il significato e l'eredità delle sue azioni, interne vengono Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Nuova Antologia "Giovanni Spadolini", e Stefano Folli, editorialista del Sole 24ore, che ha condiviso l'impegno politico di Giovanni Spadolini in qualità di portavoce dei due governi (1981-82) e di direttore de La voce repubblicana dal 1979 al 1987, gli anni della segreteria del PRI di Senatore fiorentino.

Il documentario parte dall'11 giugno 1981: quel giorno il presidente della Repubblica Sandro Pertini, preoccupato dalle conseguenze politiche per lo scandalo P2 convoca al Quirinale per tentare di formare un nuovo governo il senatore Giovanni Spadolini, segretario del Partito Repubblicano, un partito che rappresenta appena il 3% degli elettori.

Il  56enne senatore è in politica da soltanto nove anni, dopo essere stato un rinomato professore:– nel  1950, ad appena 25 anni, diviene il primo docente di storia contemporanea dell’Università italiana, –ex direttore del Corriere della Sera nel difficile periodo 1968/1972, apice di una carriera giornalistica dedicata all'’analisi della politica, dei partiti, dei governi, delle istituzioni della Repubblica Italiana. E inoltre, Spadolini è anche uomo di cultura riconosciuto – ha al suo attivo più di 40 pubblicazioni, soprattutto sulla storia del Risorgimento Italiano, e possiede una biblioteca di 70mila testi rari e preziosi.

Questi titoli sono una garanzia per il Quirinale, e Spadolini riesce nell’impresa di formare il governo e diviene così il primo Presidente del Consiglio laico e non democristiano dell’Italia repubblicana.

La sua coalizione a 5 – il “pentapartito”, formula che caratterizzerà i governi fino a Tangentopoli -  affronta nel suo primo governo – che dura fino all’agosto 1982, – “quattro emergenze” - politica, economica, istituzionale e lotta al terrorismo, -  conseguendo dei successi in ognuna di esse  e rilanciando l'’Italia dopo gli anni bui dell’inflazione a due cifre e chiusa nella morsa delle BR.

Con il secondo governo, che dura appena tre mesi, “fotocopia” del primo, lancia la sfida delle riforme istituzionali attraverso un “decalogo” che è ancora – più di trent’anni dopo -  da attuare completamente.

Dopo il difficile dicastero della Difesa nel lungo governo (1983/1987) del socialista Bettino Craxi, che gli subentra nella “leadership” di una terza forza “laica” tra democristiani e comunisti, e con cui ha rapporti tesi, specialmente in campo internazionale, Giovanni Spadolini regge per tre legislature, dal 1987 al 1994, la presidenza del Senato, seconda carica dello Stato.
In quegli anni è chiamato più volte a supplire la prima carica dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che, dimessosi il 28 aprile 1992, un mese prima della scadenza naturale del settennato, fa di Spadolini il rappresentante della Presidenza della Repubblica nei tragici eventi che seguirono la strage di Capaci, dove perirono il giudice antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta. Nel giorno dei funerali a Palermo, il 25 maggio 1992, Giovanni Spadolini, presente alle esequie,  vede sfumare  la sua elezione al Quirinale, essendo eletto il democristiano  Oscar Luigi Scalfaro.

La sua vita politica si conclude due anni dopo con il mancato rinnovo, per un solo voto, alla Presidenza del Senato il 16 aprile 1994, in favore di Carlo Scognamiglio, rappresentante del Polo delle Libertà. La delusione è per lui cocente per la mancata alternanza tra le coalizioni politiche tra Camera e Senato, e un mese dopo, il 17 maggio, tiene il suo ultimo discorso al Senato, non approvando i metodi del “nuovo che avanza” al'l’alba della cosiddetta “Seconda Repubblica”. La sua vita terrena si conclude due mesi e mezzo dopo, il 4 agosto, lasciando una sensazione di “rimpianto”.

Il documentario si conclude mostrando due fasi della vita di Giovanni Spadolini meno conosciute dal grande pubblico.

23 dicembre 1974: senatore da appena 2 anni, viene chiamato da Aldo Moro a presiedere il nuovo ministero dei Beni Culturali, un'’iniziativa tesa a ristabilire l'’importanza dell'’arte nel nostro Paese, nel momento in cui l'’incuria e i furti stanno passando la soglia d’'emergenza.

Un clamoroso furto di tre opere d’'arte, un Raffaello e due Piero della Francesca, alla Galleria Nazionale di Urbino, il 6 febbraio 1975, è la prova del fuoco del nuovo ministero, e del suo amministratore.  Mentre si svolgono le indagini per ritrovare i quadri, Spadolini impiega tutte le energie possibili per tutelare e valorizzare il patrimonio artistico e ambientale, rendendolo sempre più fruibile e protetto.

Il 24 marzo 1976 i tre quadri vengono ritrovati,  grazie al fondamentale impegno del nuovo ministero che Spadolini ha ispirato e organizzato.

Con un ulteriore passaggio temporale, ritroviamo uno Spadolini 39enne direttore di giornale al lavoro  davanti alle telecamere RAI  la sera del 9 giugno 1964, tra i corridoi e la tipografia del Resto del Carlino, mentre chiude l’'edizione del giornale che dirige dal 1955, e che lascia nel 1968 per passare al Corriere della Sera.

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo