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EGITTO: LA VALLE DEI RE E DELLE REGINE

La civiltà egizia nacque sulle sponde del Nilo in epoca neolitica. L’importanza del “fiume sacro”, che rese possibile la vita in una regione peraltro desertica, è racchiusa dello stesso nome dell’Egitto, che, secondo lo storico greco Erodoto, significa “dono del Nilo”. L’asse portante dello sviluppo era l’agricoltura, insidiata dalle costanti tracimazioni del Nilo e dalle ricorrenti carestie. Se sono alla base del precoce sviluppo della civiltà urbana, infatti, le acque del fiume, insieme alla fertilità e alla vita, se non controllate, sono causa di distruzione. È proprio dalla necessità di avere una struttura statale per la gestione di opere impegnative come dighe e canali che nasce uno dei primi stati della storia.
Il documentario ci conduce nella Valle dei Re e delle Regine alla scoperta di alcuni tra i più affascinanti tesori dell’archeologia mondiale. Nella concezione dell’antico Egitto, la morte era un ponte ideale per congiungere le due vite e renderle così eterne. La scoperta della tomba del giovane sovrano Tutankamen, rimasta intatta nel tempo, ci consente di ammirare inestimabili doni del passato. Particolarmente ben conservata è anche la tomba di Ramsete VI, costruita, come tutte le altre destinate ai faraoni, nella terra per essere inaccessibile.
Gli egizi usavano un tipo di scrittura che utilizza come suoi caratteri i “geroglifici”, il cui significato rimase oscuro fino al 1798, quando Champollion, un giovane soldato dell’esercito napoleonico, scoprì, in una località chiamata Rosetta, una pietra con tre iscrizioni: una in geroglifico, una in greco e una in copto, la lingua dei cristiani d’Egitto. Confrontando queste iscrizioni si capì che i geroglifici non corrispondono ad intere parole, ma rappresentano segni alfabetici.

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