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Viva la storia - Rocco Chinnici, un uomo libero

VIVA LA STORIA, una serie di 6 episodi da 30 minuti ciascuno che racconta luoghi e pagine di storia italiana affidandosi agli studenti delle scuole superiori di tutta Italia. In onda a partire da martedì 9 settembre, alle 19.00 sul canale 54 del digitale terrestre

 

Terza puntata - Rocco Chinnici, un uomo libero

Viva la storia arriva a Palermo per raccontare un uomo che ha sfidato la mafia e pagato il prezzo della sua grande onestà, un uomo dello stato che ha combattuto per far trionfare la giustizia, il giudice Rocco Chinnici.

Linda Stroppa ricorda l’uomo e il magistrato con i ragazzi del liceo Vittorio Emanuele II di Palermo: “Per me la mafia è tutto e non è niente, per me la mafia è solo ignoranza”,“è una specie di cancro, inaspettato, che colpisce molte cose e non sai come difenderti”.

E ancora “la mafia è un fenomeno sociale, politico ed economico”. Queste, a caldo, le definizioni dei ragazzi a proposito di mafia, una realtà che nella città e nelle strade di Palermo ha lasciato segni profondi.

Il 29 luglio del 1983 Rocco Chinnici si trovava in Via Federico Pipitone n.59. Era un venerdì e alle otto, come ogni mattina, la macchina della scorta lo aspettava sotto casa. “Davanti al portone è parcheggiata una Fiat 126 verde carica di tritolo – spiega uno dei ragazzi – l’esplosione è fortissima, saltano tutti i vetri nell’arco di 400 metri. Anche nelle case circostanti ci sono molti feriti. Chinnici, il maresciallo Trapassi, l'appuntato Bartolotta, e il portiere dello stabile di via Pipitone Li Sacchi, perdono la vita; l’autista Giovanni Paparcuri è gravemente ferito. E sono solo le 8.05”.

Il clima di quegli anni a Palermo è teso, è la prima volta che un magistrato viene ucciso da un autobomba. I cittadini dopo l’attentato prendono coscienza di questa violenza e di fronte al Teatro Massimo scendono per far sentire la loro vicinanza ai familiari; vogliono anche mandare un messaggio ai mafiosi: “voi non vincerete, noi non abbiamo paura di voi, anzi vi sconfiggeremo”.

Dalla figura del giudice istruttore, che oggi non esiste più, al sequestro del patrimonio mafioso palermitano, fino alla creazione del “pool antimafia” affiancato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Rocco Chinnici ha rivoluzionato e riorganizzato il sistema di azione nei confronti della mafia. Era un uomo instancabile, ogni mattina alle quattro si sedeva alla scrivania per lavorare ai suoi casi, forse aveva il presentimento di non avere più tempo e voleva utilizzare ogni istante possibile per scoprire gli intrecci mafiosi che tenevano sotto scacco la vita di un Paese.

“La liberta non è solo libertà fisica – rispondeva il giudice quando gli chiedevano come fosse vivere sotto scorta - la libertà per cui combatto è un’altra cosa, quella di scelta, di determinazione, quella di poter scegliere il proprio futuro e noi oggi, in Sicilia, ancora non l’abbiamo”. 

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