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Savonarola. Il falò delle vanità

Girolamo Savonarola giunge al convento di San Marco, a Firenze, nel 1490. Ha 38 anni, è un frate domenicano originario di Ferrara che ha già vissuto e predicato in molte città. Ha la fama di predicatore moralista: uno che difende gli umili contro i soprusi dei potenti, che depreca il malcostume della società, che condanna la lascivia degli artisti e dei poeti. E’ soprannominato il “predicatore dei disperati”, e i suoi seguaci sono chiamati Piagnoni. Il bersaglio preferito di Savonarola però è la Chiesa di Roma, il papato, di cui denuncia, senza remore, la corruzione morale. A San Marco Savonarola inizia un ciclo di prediche sull’Apocalisse che conquista rapidamente i fiorentini. Il frate annuncia la venuta di un novello Ciro che sarebbe venuto a compiere la vendetta divina, purificando la Chiesa e l’Italia dai loro peccati. La profezia sembra compiersi quando nel 1494 il re francese Carlo VIII giunge a Firenze con le sue armate. Piero de’Medici viene cacciato e in città viene proclamata la Repubblica. Savonarola invocato da popolo fiorentino va a trattare con il re la salvezza di Firenze. E’ un grande successo che lancia la sua carriera politica. Fra Girolamo diventa l’ispiratore della nuova repubblica fiorentina, che dovrà essere modellata su un modello teocratico. Con l’appoggio dei suoi sostenitori, Savonarola riesce a mutare non solo l’assetto politico ma anche la vita della città che deve diventare una Nuova Gerusalemme, dove ogni forma di vizio e mondanità deve essere abolito. Famosi sono i suoi roghi della vanità. Ma il regime penitenziale del frate incontra l’opposizione delle fazioni degli Arrabbiati e dei Palleschi, sostenitori di un ritorno dei Medici. Non potendolo sconfiggere politicamente, i suoi avversari trovano un alleato in papa Alessandro VI, a cui il frate rimprovera i costumi corrotti. Il pontefice prima gli proibisce, senza successo, di predicare poi lo scomunica e infine minaccia lanciare un interdetto sui fiorentini che proteggono Savonarola. È una minaccia troppo forte per una città che ha legami economici vitali con la sede papale. I nemici di Savonarola hanno così la meglio. L’8 aprile del 1498, il celebre predicatore viene catturato nel suo convento di San Marco in seguito a un aspro tumulto di popolo e viene condotto in prigione nel palazzo della Signoria con i due confratelli Domenico Buonvicini e Silvestro Maruffi. Lì i tre vengono sottoposti a tortura, processati e condannati. Il 23 maggio, vengono ridotti allo stato laicale e quindi impiccati e arsi sulla piazza della Signoria. Le loro ceneri vengono gettate nell’Arno.

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