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Pool antimafia

Il 19 luglio 1992 muore – ucciso con cinque uomini di scorta da un’autobomba in via d’Amelio a Palermo – il magistrato antimafia Paolo Borsellino. Cinquantasette giorni prima era toccato a Giovanni Falcone.

E’ l’epilogo, tragico, della storia di quel Pool Antimafia di Palermo che il giudice Antonino Caponnetto aveva creato come arma efficace contro la criminalità organizzata.

Una pagina del recente passato che il professor Paolo Pezzino rilegge con Massimo Bernardini a “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura in onda su Rai Storia.

Il Pool Antimafia è un’idea innovativa e rivoluzionaria ed simbolo della guerra dello Stato alla Mafia, una guerra cominciata negli anni Sessanta, dopo le bombe di Ciaculli, a Palermo, che costano la vita a cinque carabinieri e a due artificieri.

Ma, nonostante gli sforzi e la creazione di una Commissione Parlamentare apposita, le verità processuali di quegli anni e dei successivi non sempre collimano con quelle investigative. Le guerra di mafia proseguono, colpendo anche uomini dello Stato.

Come il Generale dalla Chiesa, nel 1982 o il giudice Chinnici, il primo ad avere l’idea di un pool investigativo, l’anno successivo. Omicidi che, lungi dal fermare le indagini, rappresentano una svolta nella risposta dello Stato.

L’arrivo da Firenze di Antonino Caponnetto consolida il pool e, per la mafia – grazie anche ai nuovi metodi investigativi di Falcone e dei suoi colleghi – è una stagione di sconfitte, di maxiprocessi e, soprattutto, di dure condanne. Ma non sarà, alla fine – tra polemiche e “veleni” – una storia a lieto fine.

Pool antimafia
con Paolo Pezzino
Arnaldo Donnini

 

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