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  Lampi da bambina

"Lampi" da bambina

Sono Michela, ho 27 anni e vivo in provincia di Gorizia.

Nei primi anni 90 ero solo una bambina e durante il periodo estivo ero solita trascorrere le vacanze in campeggio a Grado.

Ricordo che la sera, all'orizzonte si vedevano dei "lampi", almeno così apparivano agli occhi di una bambina di 7 anni.

Poi mio padre mi spiegò che erano bombe. E così mi resi conto che la guerra In Jugoslavia non era lontana come sembrava attraverso i telegiornali, era così vicina tanto che ne potevo vedere il fragore luminoso.

Il mio pensiero andò subito ai bambini della mia età che avevano perso,la casa, i giocattoli e persino i genitori...

Tornata a casa dal campeggio rovesciai la mia camera per regalare una parte dei miei giochi ai bambini bosniaci che si trovavano nel campo profughi di Cervignano, che si trova a pochi km da casa mia.

L'estate successiva i miei genitori decisero di prendere in affido un bambino bosniaco che viveva con la famigli nel campo profughi di Ljubljana.

Mi affezionai tanto a lui tant'è che andammo a trovarlo parecchie volte al campo profughi.

In questo campo profughi sloveno ho toccato con mano la disperazione di bambini come me che non avevano più nulla e mi guardavano con tanta invidia, ma io gli sorridevo lo stesso e cercavo di somigliare a loro il più possibile togliendomi i fiocchi che mia madre mi metteva sui capelli e sputando sulle altalene per tenere il posto come facevano loro.

La cosa che mi ha sconvolta di più è stato vedere una bambina di 8 anni come me, senza un occhio, la cosa più bella che ricordo invece era il comunicare senza conoscere la lingua dell'altro, non so come fosse possibile ma giocavamo assieme e ci capivamo!

Ricordo che la fogna di questo campo profughi era a cielo aperto e per arrivare al dilà del campo in un grande bellissimo prato erboso, si doveva oltrepassare una stretta passerella di legno,sotto c'erano rifiuti e liquami e una bambina di 4 anni cadde dentro e noi cercammo di tirarla fuori staccando un ramo dall'albero.

Queste famiglie vivevano in baracche di legno e per fare la "pita" un loro cibo tipico, tiravano la pastasfoglia con il manico della scopa perchè non c'era nemmeno il mattarello.

Poi ricordo il confine con i sacchi di sabbia e la paura che non ci facessero passare.

Sono ricordi di una bambina, che però hanno segnato la mia infanzia e mi hanno fatto capire che ero fortunata.

Questa è la mia testimonianza, grazie per averla letta.

Apprezzo molto i vostri programmi, grazie davvero. Perchè noi siamo la storia e solo conoscendola possiamo conoscere noi stessi.

Michela

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