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L`alluvione del Polesine

Allagamenti, terremoti, frane. Quante volte la cronaca ci ha messo di fronte a calamità naturali che devastano il nostro territorio? Che uccidono persone e distruggono strade, campi o intere città?
Tragedie spesso evitabili ma che fanno emergere la solidarietà umana e il sostegno attivo a favore di chi in pochi attimi ha perso ogni cosa.

In questa puntata si parla di tutto questo attraverso la prima grande catastrofe ambientale della nostra storia repubblicana: l'alluvione del Polesine 

È il tardo pomeriggio del 14 novembre 1951. Ad Occhiobello, piccolo comune veneto sulla riva sinistra del Po in provincia di Rovigo,  piove da due settimane senza interruzione come non era mai accaduto. Il Po è gonfio oltre l'inverosimile e la sua ondata di piena ha già tracimato in diversi punti, quando l'argine sinistro del fiume cede e milioni di metri cubi di acqua si riversano sulle povere campagne del Polesine.

Migliaia di persone perdono la casa e tutti i loro beni, l'economia dell'intera regione viene distrutta.

Secondo lo storico Giovanni De Luna, la metafora bellica è quella più adatta per leggere l'alluvione del Polesine descritta come una cronaca di guerra.

La “Rotta di Occhiobello appare come una disastrosa disfatta militare e la fuga dei contadini sembra rievocare l‘immagine di un esercito in ritirata.

Il linguaggio, i termini usati, il tono, la concitazione sono tutti elementi che ci riconducono a una guerra che, sebbene già finita da 6 anni, aveva lasciato nel profondo delle coscienze e dei nostri quadri mentali una traccia indelebile; quasi una caporetto meteorologica.  
 

Il tempo e la storia: L'alluvione del Polesine

di Massimo Gamba

con prof. Giovanni De Luna

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