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La riviera romagnola

E’ il 1959, la Romagna sta per lanciare il suo mito, quando alcuni pescatori, ultimi testimoni delle tradizioni marinare, tirano in rete un delfino. Nessuno sa se è maschio o femmina.  Nessuno sa che cosa mangia né come vive.  Ma, anziché ucciderlo come si faceva di solito, lo portano a terra e lo rilasciano in un canale. L’episodio è l’inizio della storia dei delfini chiusi nell’acquario di Cesenatico come attrazione per bambini.  Ma è anche l’inizio della Riviera come la conosciamo oggi. Una trovata esotica per divertire,  un mare che sembra una piscina, la natura ridotta a giocattolo, a portata di tutti.  Negli anni 60 sulla striscia di sabbia che va da Cervia a Cattolica ci si inventano attrazioni e parchi tematici per attirare turisti, e la Riviera vive il suo periodo di nuovo splendore approfittando del boom economico del paese. Le radici del suo successo però affondano a molti decenni prima quando proprio a Rimini un visionario fisiologo lombardo si inventa l’idea di vacanza e costruisce il primo stabilimento balneare. Da fine a ottocento al ventennio fascista che insedia le sue colonie estive, dai villini eleganti tra le pinete fino agli anni del dopoguerra con la costruzione di migliaia di hotel e pensioni per le famiglie a Rimini, Riccione, Cervia, Cesenatico, la Riviera è rimasta a lungo il simbolo di un certo modo  di vivere il mare, l’immagine gaudente degli italiani in ferie.

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