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La fortuna degli Etruschi

Al di là di leggende, miti e rivisitazioni fantasiose chi sono gli Etruschi? E quale è stato il loro peso  nella storia della nostra civiltà? A rispondere è il documentario in prima tv “La fortuna degli Etruschi” - di Massimiliano Griner, con la regia Marzia Marzolla e Matteo Bardelli, e la consulenza scientifica di Luca Peyronel – che Rai Cultura propone su Rai Storia per “Italia: Viaggio nella Bellezza”.
Ad aprire il racconto, le immagini dei capolavori etruschi esposti al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e raccontati dal suo direttore, Valentino Nizzo. Pezzi pregiati che accompagnano il viaggio alla scoperta di questa civiltà, non tanto – e non solo – per raccontarne le vicende storiche e artistiche che restano impresse nelle necropoli più belle e nelle tombe affrescate di Tarquinia, Cerveteri o Veio, quanto per “entrare” in quell’universo etrusco che ha segnato e continua a segnare la cultura europea ed italiana in diverse epoche.
Un universo con il quale si confrontano anche studiosi ed esperti, tra i quali -  oltre a Valentino Nizzo - Alessandro Naso, direttore dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico del Cnr; l’archeologo  Andrea Camilli, responsabile dell’area di Populonia; Rita Cosentino, responsabile della Necropoli della Banditaccia; Simona Rafanelli, direttore del Museo Isidoro Falchi di Vetulonia.
Il percorso del documentario si snoda dalla “Grande Etruria”, a cui si ispiravano i Medici nel Cinquecento e che inaugura il “mito” moderno degli etruschi, all’“Etruscan taste” che si diffonde tra fine Settecento ed Ottocento tra gli intellettuali inglesi scatenando il collezionismo e una vera e propria caccia al vaso etrusco ed esercitando un influsso profondo sull’artigianato artistico. Dall’Etruscheria Romantica,  che vede molti europei del tempo avidi di percorrere i paesaggi romantici della Tuscia, al fascino esercitato dall’immaginario etrusco su letterati come Aldous Huxley e David Herbert Lawrence (l’autore de “L’amante di Lady Chatterley”), che riversò i suoi ricordi di viaggio nell’opera “Etruscan Places” del 1932, esaltando il mito etrusco in un periodo in cui in Italia il fascismo esaltava la romanità.
E ancora, dai dibattiti sull’origine degli etruschi e degli Italici al mito del “mistero” etrusco che ancora in epoca contemporanea, veicolato da una divulgazione superficiale e favolistica, alimenta la saggistica, la letteratura e il cinema: pellicole come “L’Etrusco uccide ancora” del 1972 e l’“Assassinio al cimitero etrusco” del 1982 non sono rimaste nella storia del cinema, ma sono molto indicative di un certo clima.

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