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Indira Gandhi: una donna al comando

Il 24 gennaio del 1966 Indira Gandhi diventa primo ministro dell’India, la seconda donna nella storia dell’umanità a ricoprire quella carica. Seguono diciotto anni tumultuosi, segnati da riforme di stampo socialista, dalla guerra con il Pakistan, da una svolta autoritaria, da disordini etnico-religiosi che alla fine portano alla sua morte in un attentato, il 31 ottobre 1984.  “Indira Gandhi – racconta Michelguglielmo Torri, professore di Storia e Istituzioni dell’Asia all’Università di Torino – è l’erede di una dinastia politica che aveva avuto un ruolo politico molto importante fin dagli anni Venti, che aveva avuto una parte cruciale nella lotta per l’indipendenza e che aveva governato l’India dall’indipendenza al 1964. Indira – aggiunge lo storico – era convinta che il destino aveva assegnato a lei il compito di continuare a guidare l’India, ma il problema è che non aveva una chiara ideologia di riferimento, un progetto preciso da mettere in atto. Di conseguenza la convinzione sul ruolo che le era assegnato dalla storia si risolse nel mantenere il potere ad ogni costo: questo spiega i suoi frequenti cambi di strategia politica o, se vogliamo, il suo completo opportunismo politico”.

Il tempo e la storia. Indira Gandhi: una donna al comando

di Pierluigi Tiriticco

con Michelguglielmo Torri

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