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I treni della felicità

Una storia di miseria e nobiltà, una pagina poco nota dell’Italia appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale: quella dei “treni della felicità”, i convogli che portarono da Sud a Nord - accolti per mesi da famiglie che diedero loro cura e istruzione - migliaia di bambini di famiglie finite in miseria.

A pensare questa a questa forma di solidarietà è, per primo, un gruppo di attiviste del Pci che hanno l’idea di chiedere alle famiglie contadine del Nord di accogliere i bambini a rischio miseria. Li porteranno in treno. Il primo convoglio parte da Roma il 19 gennaio del 1946 alla volta dell’Emilia e della Toscana: è carico di bambini provenienti dalla capitale e dalla provincia di Latina. A breve ne partiranno altri, anche su iniziativa del Comitato per la Salvezza dei bambini di Napoli.

E’ un’iniziativa che non sfugge al clima politico del tempo - soprattutto alla contrapposizione tra democristiani e comunisti, sempre dipinti come i “mangiatori” di bambini - ma è comunque un successo. Al punto da essere riproposto, sia pure in seguito a un episodio molto discusso: lo sciopero spontaneo del 23 maggio 1950 a San Severo, in provincia di Foggia, al quale il ministro dell’Interno, Scelba, risponde inviando l’esercito. Vengono arrestate centottanta persone, uomini e donne. Per i figli, rimasti soli, si ripropone la soluzione dei “treni della felicità”.

I treni della felicità
con Bruno Maida
di Michela Guberti

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