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Guerra e industrie belliche

Una rivoluzione industriale destinata a segnare profondamente la storia: quella legata alla produzione in serie delle armi. Ha meno di duecento anni di vita, ma i suoi effetti sono sotto gli occhi di tutti. Una prospettiva inedita messa in campo dal professor Giuseppe Conti.

In primo piano due date: il 1847, quando Samuel Colt dà il via alla produzione in serie dell’omonimo revolver e il 1945, l’anno dell’atomica, destinata a segnare un altro gradino dell’escalation militare. Nel mezzo, un altro anno simbolico del “potere” delle armi: il 1914, l’attentato di Sarajevo che costa la vita a Francesco Ferdinando d’Asburgo e dà il via alla Prima Guerra Mondiale. A sparare è una pistola Browning, “nata” anch’essa negli Stati Uniti da un altro dei padri dell’industria bellica, John Browning.

Cento anni in cui il tempo corre velocissimo: le Colt sono solo un ricordo sul fronte del primo conflitto – non a caso chiamato anche la prima guerra industriale - dove diventano protagonisti aerei, navi, carri armati, dirigibili. Ma anche le terribili armi chimiche. Nonostante il prezzo della guerra del 15–18, la strada è segnata: le grandi potenze, ma non solo, diventano arsenali e si apre anche la caccia alle materie prime. Fino all’irrompere del nucleare e delle nuove tecnologie, sempre più sofisticate e “intelligenti”. Anche se – racconta la storia recente – le guerre si continuano a combattere nel solito modo.

Guerra e industrie belliche
con Giuseppe Conti
di Roberto Fagiolo

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