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Carlo Casalegno. 1977: i giorni dell’odio

Il 16 Novembre del 1977 Carlo Casalegno, ex partigiano, giornalista, scrittore e Vice Direttore de La Stampa viene ferito dalle Brigate Rosse a Torino. Colpito alla testa da 4 pallottole, rimane in vita per 13 giorni nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Le Molinette. Giorni in cui, tra lo sgomento e l’incredulità, amici, colleghi, parenti e uomini delle istituzioni gli fanno visita per rendere omaggio alla vittima di una brutale aggressione contro la libertà d’espressione. Una pagina di storia riletta dal documentario “Carlo Casalegno. 12977: i giorni dell’odio”, firmato da Tommaso Franchini con la regia di Iad Degrassi che Rai Cultura propone mercoledì 16 novembre alle 21.10 su Rai Storia per “Diario Civile”, con un’introduzione del Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti.

È la prima volta che i terroristi sparano per uccidere un giornalista. Hanno voluto colpire il pensatore liberale che nella sua rubrica sul giornale di Torino, intitolata “Il Nostro Stato”, ha messo coraggiosamente in luce le contraddizioni della lotta armata e ha difeso l’idea di uno Stato severo con i violenti.

Il documentario racconta i 13 giorni di ospedale in cui Casalegno lotta tra la vita e la morte, giorni in cui non solo è in pericolo la sua sopravvivenza, ma forse quella della stessa Repubblica, travolta nel 1977 dall’offensiva terroristica e dal montare della violenza di piazza. In primo piano, la dinamica dell’attentato, la figura degli assassini, la storia del brigatismo rosso, ma anche il clima che si crea in Italia nell’anno che viene ricordato come uno dei più violenti del dopoguerra.

La città di Torino, sede della Fiat, ospita il primo processo ai capi storici delle BR e diventa l’epicentro dello scontro tra lotta armata e forze dell’ordine, tra mondo dell’industria e organizzazioni del lavoro, tra movimenti politici e difensori delle istituzioni, uno scontro in cui cadono vittima anche cittadini innocenti, coinvolti in episodi sanguinosi nelle strade e nelle piazze.

Il figlio di Casalegno, Andrea ha aderito ai movimenti del 68, è stato iscritto a Lotta Continua e manifestava nelle piazze come molti altri. Nei giorni in cui suo padre è in ospedale, rilascia un’intervista al giornale dei suoi ex compagni di lotta; un’intervista spiazzante in cui afferma che la violenza politica non colpisce “simboli” astratti ma “persone in carne ed ossa, padri e mariti” e che “non si può uccidere una persona per le sue idee”.  Le sue parole aprono una profonda discussione in tutti i movimenti di contestazione che a partire dalla fine del 77, subiranno un veloce sgretolamento.     

Nel documentario Andrea ricorda il clima in cui è maturata la violenza brigatista che ha portato al ferimento di suo padre,  insieme alle testimonianze dei colleghi Ezio Mauro e Aldo Cazzullo, dell’ex militante di Lotta Continua Steve della Casa, del magistrato Alberto Bernardi, dello scrittore Alessandro Perissinotto, insieme poi agli storici Davide Conti e Alessandro Orsini.

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