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1943-1945 L`armadio della vergogna

È stato, a lungo, un armadio “fantasma”. Le ante girate verso il muro, in un di Palazzo Cesi Gaddi, a Roma, sede della Procura Generale Militare. Viene scoperto, e aperto solo nel 1994. Il giornalista dell’Espresso, Franco Giusolisi, lo ribattezza l’“armadio della vergogna”: al suo interno ci sono centinaia di fascicoli sui crimini commessi dai nazifascisti in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Molti restati impuniti. Una storia ripercorsa dal professor Ernesto Galli della Loggia.

Tutto ha inizio alla fine della guerra, con l’avvio dei primi processi per le stragi nazi-fasciste. Potrebbe diventare una sorta di Norimberga italiana. Ma – a parte le primissime condanne a personaggi come Kesselring, Kappler e molti collaborazionisti italiani - non è così. Nel 1960 il procuratore militare Enrico Santacroce dispone l’archiviazione provvisoria dei fascicoli. L’armadio della vergogna viene chiuso. Per oltre trent’anni non se ne saprà più nulla.

Un “inceppamento” della macchina della giustizia che ha le sue ragioni politiche, anche perché l’Italia ha interesse a nascondere altre atrocità: quelle commesse dal proprio esercito nei Paesi occupati.

Solo nel 1994, forse non a caso al termine della Prima Repubblica, la storia e i nomi dei carnefici delle stragi nazi-fasciste tornano alla luce. Ma non sarà, ancora una volta, una giustizia facile.

1943-45 L'armadio della vergogna
con Ernesto Galli della Loggia
di Ugo Fagiolo

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