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1914-1915 La piazza neutralista


Nel giugno del 1914 l'uccisione dell'Arciduca Francesco Ferdinando d'Austria getta l'Europa in una crisi che sfocerà nello scoppio della prima guerra mondiale.

L'Italia guidata dal governo Salandra si dichiara inizialmente neutrale al conflitto, ma subito scoppia un feroce dibattito interno tra chi vuole la neutralità, i cosiddetti neutralisti e chi invece vuole la guerra ad ogni costo, gli interventisti.

Pagine di storia che il professor Fulvio Cammarano - ordinario di storia contemporanea all'università di Bologna e presidente della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea - rilegge con Massimo Bernardini a “Il Tempo e la Storia”, il programma di Rai Cultura.

In primo piano, in particolare, la posizione della piazza neutralista, composta da cattolici, liberali e socialisti. Le tre correnti politiche, così lontane tra loro per storia e idee, si ritrovano a combattere per lo stesso obiettivo.

Numericamente rappresentano la maggioranza del paese, ma il risultato finale è comunque l’entrata in guerra dell’Italia entrerà in guerra. Perché i neutralisti hanno perso?
 

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